Dopo i rincari anticipati a Natale, entrati in vigore a febbraio, e quelli dovuti alla crisi ucraina, con le sanzioni alla Russia che alla fine hanno danneggiato solo noi, ecco che si staglia, tutto nel giro di pochi mesi, una nuova ombra sulle tasche dei cittadini in merito ai consumi energetici.
Sembra infatti che l’UE, in ossequio al Green deal e alle politiche ambientaliste tanto  care al mainstream, stia vagliando l’idea di eliminare una serie di agevolazioni fiscali riguardanti il settore del  consumo di energia e su particolari attività, che però oggi costituirebbero dei “sussidi ambientalmente dannosi” (SAD) ovvero si prevede che il suo utilizzo possa avere un impatto negativo sull’ambiente.

Tali sussidi SAD ammontano ad oggi a circa 35 miliardi di euro – tra fondi dedicati all’energia, ai trasporti, e all’agricoltura ed edilizia- e dovrebbero smetter di essere erogati, secondo il ministero
della Transizione ecologica, ad iniziare dalla metà dell’anno in corso, gradualmente, fino a cessare del tutto nel 2025.
Semplificando , spieghiamo che leggendo il rapporto del MiTe sono considerati Sad anche la riduzione dell’IVA sull’acqua minerale e sui fertilizzanti, nonché la diversa accisa sul gasolio e quella sulla benzina, l’esenzione di tale accisa sui carburanti dedicati alle imbarcazioni, sia essi dedicati alla pesca, al trasporto di merci e passeggeri e l’Iva agevolata al 4 per cento per l’acquisto dal costruttore di abitazioni “Dato che le nuove costruzioni comportano un aumento dei fenomeni di urbanizzazione e di consumo di suolo, si tratta di un Sad».

Si desume che  “dato che le nuove costruzioni comportano un aumento  di urbanizzazione e di consumo di suolo, con annesse problematiche sul traffico urbano  si tratta di un Sad”.
Le prospettive che ad oggi, non sono state riviste, nonostante la crisi ucraina e l’aumento sproporzionato dell’energia, dei carburanti ma per conseguenza, anche di tutti gli altri beni di prima necessità, sembrano davvero lontani anni luce dalla reale necessità non solo dei cittadini italiani ma anche del funzionamento dell’economia stessa.

Ci si aspetterebbe a questo punto un piano di rientro per tutte quelle aziende che vedranno, man mano, venir meno le agevolazioni di cui hanno usufruito finora, e che hanno tenuto a galla l’intero meccanismo che lega l’economia i consumi energetici.

Il risultato in soldoni, è un ulteriore, passo verso l’abisso della povertà per la classe meno fortunata della società ma che colpisce anche il ceto medio. La risposta del Governo sembra essere quella che possa essere di giovamento alzare l’Iva sui consumi elettrici.

Ma i cittadini italiani, e i loro portafogli , sono pronti alla Transizione green tanto voluta da Bruxelles?

ANTONIO ALBANESE

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