L’Unione europea intende acquistare armi: è una notizia grave. Inoltre vuole farlo sulla falsariga della procedura già adottata per l’acquisto dei cosiddetti vaccini Covid: e anche questa è una notizia grave. Infatti l’acquisto dei vaccini ha generato uno scandalo politico oltre che un disastro economico.

I contratti Ue per l’acquisto dei vaccini non sono pubblici e nemmeno sottoposti al controllo democratico. La Commissione europea ha negoziato con le case farmaceutiche per conto degli Stati membri, stipulando accordi per un valore di 71 miliardi di euro e per la consegna di 4,6 miliardi di dosi: dieci per ogni cittadino europeo. Toccherà poi agli Stati pagare il conto con i soldi dei contribuenti. La Commissione, dal canto suo, ha graziosamente donato 2,5 miliardi alle case farmaceutiche per contribuire allo sviluppo dei vaccini. Sono soldi pubblici anche questi: soldi nostri. Su tutto ciò ora indaga l’Eppo, la procura antifrode dell’Unione Europea.

La testata Politico, specializzata in vicende dell’Unione europea, ha scoperto che l’Ue propone di fare con i missili la stessa cosa che ha fatto per le iniezioni anti Covid. Il documento in proposito è segreto, ma un giornalista l’ha visto e ne ha scritto. Ecco il suo tweet:

In traduzione:

Novità: a proposito dell’acquisto congiunto delle armi facciamo come abbiamo fatto per i vaccini, scrivono Breton e Borrell in una lettera che ho ottenuto; si può leggerlo su Playbook, scritto oggi dal mio capo @swheaton.

Bisogna aggiungere che Thierry Breton è il commissario Ue per il mercato interno mentre Josep Borrell è vicepresidente della Commissione europea e il capo della diplomazia Ue. Infine il Playbook di Politico è una rubrica miscellanea dedicata a ciò che sta bollendo in pentola a Bruxelles.

Sullo sfondo ci sono due elementi. Il primo: con la guerra in Ucraina, l’Ue ha sepolto la retorica della pace e ha scoperto una vocazione muscolare che finora le sembrava estranea. La seconda: anche se ora freme per avere un ruolo nella pugna, l’Ue non può spendere un solo centesimo del suo bilancio per l’acquisto di armi. Lo vietano i suoi trattati istitutivi. Questi ultimi possono essere modificati solo con l’accordo unanime degli Stati membri. Di fatto, non si cambierà mai neanche una sola virgola.

Dunque l’Ue deve cercare vie alternative per lo shopping bellico. Lo ha già fatto per dare armi all’Ucraina. Ha infatti attinto dal “fondo per la pace”, che non rientra nel bilancio Ue. È invece nella disponibilità diretta del Consiglio Ue, l’istituzione che rappresenta i governi degli Stati membri.

Però il “fondo di pace” è ormai prosciugato. Si sta ponendo il problema di rimpinguarlo, e soprattutto le ambizioni Ue vanno ben oltre. Inoltre, a furia di regalare armi all’Ucraina, gli Stati Ue hanno i magazzini semivuoti.

Di qui l’ideona scoperta da Politico per permettere all’Ue di armarsi senza violare i suoi trattati istitutivi e senza attingere dal suo bilancio. Si tratterebbe di incaricare la Commissione europea di trattare le forniture con le industrie belliche per conto degli Stati membri, ai quali verrà girato il conto da pagare. È il modello usato per l’acquisto dei vaccini Covid, appunto. Cosa mai potrà andare storto?

GIULIA BURGAZZI

 

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