Testo a cura di Giulia Burgazzi
Voce di Manuela Lomeo

E adesso cosa succede? Sono complessi gli scenari che si aprono in seguito alla decisione di Eppo, la procura anti-frode dell’Unione Europea, di effettuare un’indagine sull’acquisto dei vaccini Covid da parte della stessa Unione europea.

La situazione è degna di nota per almeno due motivi. Il primo è che finora l’Eppo si è interessata di vicende ben più modeste. Ad esempio, frodi transfrontaliere relative all’Iva o la gestione di qualche rivolo dei fondi Ue negli Stati membri. L’acquisto dei vaccini Covid tocca invece il cuore delle istituzioni europee e contratti plurimiliardari. Il secondo motivo degno di nota è che la procura anti-frode si è sentita in dovere di annunciare l’avvio delle indagini su Twitter, nientepopodimeno. Quando mai si è visto un inquirente fare una cosa del genere?


L’Eppo precisa che, per ora, non intende fornire alcun dettaglio. Dunque si possono fare solo ipotesi sugli aspetti che intende approfondire. Forse la sovrabbondanza delle dosi di vaccino: l’Ue ha stipulato contratti del valore di 71 miliardi per avere fino a 4,6 miliardi di dosi, mentre gli abitanti Ue sono 477 milioni. Di fronte a questo, si sono ribellati alcuni Stati membri che non intendono pagare il conto.

Oppure all’Eppo interessano i rilievi della Corte dei Conti Ue, tipo il fatto che i contratti per i vaccini sollevano i produttori dei vaccini stessi da alcuni rischi normalmente a loro carico. O ancora, la procura anti-frode vuole vedere chiaro negli sms che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Layen, ha scambiato con l’amministratore delegato di Pfizer e che poi sono svaniti nel nulla.

Si sa però che un’eurodeputata francese, Michèle Rivasi, ha chiesto l’apertura delle indagini. Lo ha reso noto ella stessa su Twitter. Non è dato di sapere, tuttavia, se sia stata l’unica.

L’Eppo è incaricata di indagare, perseguire e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Ue, compresi frodi e corruzione. Al suo vertice siede la romena Laura Codruţa Kövesi. L’hanno scelta il Parlamento europeo e il Consiglio Ue, l’istituzione che rispecchia i governi degli Stati membri.

Compiti e funzionamento dell’Eppo sono definiti dal Regolamento UE 2017/1939. Per cercare di descrivere in poche righe una materia articolata e complessa, si può dire che l’Eppo di solito si limita a segnalare i presunti reati alle magistrature degli Stati Ue. Tocca poi alle autorità giudiziarie nazionali effettuare le indagini.

Però – ed è il caso dei vaccini Covid – l’Eppo talvolta ha la possibilità di effettuare direttamente le indagini. Accade essenzialmente quando si verifica almeno una di queste due circostanze: reati particolarmente gravi; coinvolgimento di funzionari Ue o membri delle istituzioni Ue.

Anche quando l’Eppo indaga in prima persona, tuttavia, non ha autonomia assoluta nella ricerca degli elementi di prova. Deve rivolgersi agli Stati Ue competenti per territorio. Questi ultimi sono tenuti a far sì che l’Eppo possa disporre o richiedere determinati atti. Si tratta ad esempio delle perquisizioni e dell’acquisizione di dati informatici e bancari o di comunicazioni elettroniche. Fra queste ultime rientrano anche gli sms scambiati fra la presidente della Commissione europea e l’amministratore delegato di Pfizer. Sempre che, ovviamente, l’Eppo li consideri di suo interesse.

L’Unione europea non dispone né di tribunali penali né galere. Anche nelle occasioni in cui l’Eppo indaga direttamente, il suo ruolo si esaurisce con la scelta (i criteri sono complicati!) dello Stato membro nel quale esercitare l’azione penale. Questo avviene quando, ovviamente, la procura europea ha raccolto durante le indagini elementi tali da convincersi che il caso deve sfociare in un processo.

A questo punto avviene il passaggio del testimone con una magistratura nazionale, che procede in base al diritto nazionale. È tenuta a non scartare a priori gli elementi raccolti dall’Eppo durante le sue indagini ma a valutarli “liberamente”. Significa che può trovarli soddisfacenti, oppure no, per il rinvio a giudizio e la celebrazione di un processo.

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