Il dominio globale e sovrannazionale della Terra passa attraverso il cielo. Si tratta di geoingegneria, ancor peggio dei cacciabombardieri: modificare artificialmente il clima schermando la luce del sole per rinfrescare il pianeta.

Bill Gates ci ha provato invano: il suo SCoPEx è rimasto al palo. Il sito del progetto, sebbene tuttora on line, non è aggiornato da tempo. Così sta partendo alla carica negli Stati Uniti il CFL (Council on Foreign Relations), un think tank dedito allo studio e all’elaborazione di strategie globali che spesso la Casa Bianca finisce per sposare. Pochi giorni fa ha pubblicato un rapporto (il testo completo) che perora la causa della geoingegneria.

Quasi contemporaneamente Pascal Lamy, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio ed ex commissario UE per il commercio, ha rilasciato un’intervista al quotidiano britannico Guardian in cui afferma che i Governi di tutto il mondo devono accordarsi urgentemente (devono: non un beneducato “dovrebbero”) per controllare e regolare i tentativi di modificare artificialmente il clima. Sottinteso ovvio: se è necessario normare certe attività, significa che quelle stesse attività sono necessarie, o almeno significa che bollono in pentola. Ufficialmente, Lamy si dice preoccupato che un multimilionario eccentrico tipo Musk voglia provare facendo di testa sua e con le sue sole forze finanziarie. Suo suggerimento implicito: meglio che siano i Governi a prendere l’iniziativa, no?

Porta acqua al medesimo mulino il rapporto pubblicato dal Council on Foreign Relations. Sostiene innanzitutto che è necessario muoversi in fretta attraverso la geoingegneria per contrastare il riscaldamento globale: l’ennesimo fateprestismo. Propone quindi l’avvio di un programma di studio statunitense (oh: per ora solo lo studio!) ben finanziato e ben radicato in ambito internazionale, da affiancare all’adozione di una legislazione adeguata.

La strategia sulla quale il Council on Foreign Relations punta le principali carte consiste nel riflettere verso lo spazio i raggi del sole. Si otterrebbe questo effetto in due modi.

Il primo consiste nel mandare degli aerei a diffondere nella stratosfera congrue quantità di sostanze in grado di riprodurre gli effetti di una poderosa eruzione vulcanica. Si tratterebbe in sostanza di qualcosa di analogo alla dispersione di minute particelle di cenere ad altissima quota. Più o meno è quello che voleva fare anche Bill Gates. Praticamente, ridurre la temperatura della Terra trasformandola in una terra di Mordor.

Il secondo metodo perorato dal Council on Foreign Relations consiste nell’incrementare l’albedo delle nubi che si formano sui mari. L’albedo è la capacità di riflettere la radiazione solare verso lo spazio. Si otterrebbe questo effetto mandando degli aerei a seminare sale sulle nubi.

Non potendone fare a meno, il Council on Foreign Relations riconosce che si tratta di tecniche mai sperimentate prima, di effetti non certi, da valutare accuratamente eccetera. Però ad esse in realtà apre la strada.

Il vero punto dolente (e trascurato), tuttavia, consiste nel fatto che sarebbe impossibile annullare gli effetti di un intervento di geoingegneria rivelatosi gravido di conseguenze impreviste ed indesiderate. Una di esse, ad esempio, potrebbe essere l’ampliamento della già vasta area in cui vive e prospera la zanzara anofele, quella che diffonde la malaria. Se accadesse una cosa del genere, non si potrebbe tornare indietro.

Tuttavia i programmi di geoingegneria richiedono cospicue sovvenzioni governative a vantaggio di pochi, pochissimi grandi gruppi globali in grado di compiere imprese del genere. E la strada aperta dal Council on Foreign Relations, prevedibilmente, finirà per essere percorsa da vari e potenti piedi.

GIULIA BURGAZZI

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