Quella di trasformare il pianeta Terra in una Terra di Mordor dove il sole è perennemente schermato non è per niente una bella idea. Contrastare in quel modo il riscaldamento globale comporterebbe dei rischi troppo alti. L’appello degli scienziati per fermare la geoingegneria solare che piace a Bill Gates è una botta di puro buonsenso. Infatti ha scatenato la reazione costernata dei grandi media mainstream.

In questo modo si riducono le carte che possiamo giocare contro i cambiamenti climatici, si strappa i capelli Bloomberg. Ma come si può buttar via una una possibilità del genere?, si domanda scandalizzato Forbes. Eccetera.

Eh già. Perché la difesa dell’ambiente trova legioni di famosi paladini solo quando ecologia fa rima con tecnologia. Che, a sua volta, fa rima con profitto.

Per ridurre il riscaldamento globale, la geoingegneria solare prevede di sparare nell’atmosfera ciclopiche quantità di polveri. Diminuirebbe così l’irraggiamento solare. Sarebbe il tentativo di replicare artificialmente ciò che avviene in occasione delle più poderose eruzioni vulcaniche. Ad esempio, all’eruzione del Tambora in Indonesia, nel 1815, seguì nell’emisfero Nord l’ “anno senza estate”. Freddo, carestia, pessimi raccolti, fame. Una più modesta diminuzione globale delle temperature si ebbe anche dopo l’eruzione del Pinatubo (Filippine), nel 1991.

Di qui l’ideona che l’appello degli scienziati per fortuna boccia: creiamo “eruzioni artificiali” di polvere per schermare il sole e raffreddare la Terra. Più o meno come previsto dai Simpsons.  La polvere da sparare in atmosfera sarebbe, a seconda delle scuole di pensiero, il carbonato di calcio o l’anidride solforosa.

E siccome le eruzioni artificiali costano, e care, esse sarebbero impossibili senza pingui finanziamenti pubblici. Solo gli studi preliminari richiedono milioni di dollari: figurarsi l’attuazione. Non esistono dati certi in proposito. Una fra le stime più recenti parla di 18 miliardi di dollari all’anno. All’anno: non una volta per tutte. La polvere infatti si deposita e bisogna continuamente spararne altra in atmosfera. Attuare la geoingegneria solare equivarrebbe a garantirsi un prelievo periodico dalle tasche dei contribuenti. Una prospettiva molto piacevole per i tecno-ecologi. Una cosa tipo seconda, terza, quarta dose e avanti a oltranza.

Infatti Bill Gates ha tentato di aprire la strada alla geoingegneria solare contribuendo a finanziare il progetto SCoPEx legato all’Università di Harward. E’ il suo filantropocapitalismo. Non è chiaro né quanto costa complessivamente il progetto, né quanto costerebbe la sua attuazione. Le prove di eruzione vulcanica artificiale erano previste nell’estremo Nord della Svezia nel giugno scorso. L’opposizione della comunità locale è riuscita a bloccarle, almeno per ora. Ma SCoPEx rimane in piedi.

E quali sarebbero i rischi della geoingegneria solare? Facile da intuire. Sparata la polvere in atmosfera, è impossibile raccoglierla. Nessuno sa esattamente cosa potrebbe accadere. Se l’operazione non venisse ripetuta ogni anno, si produrrebbe un catastrofico, rapido aumento della temperatura. Potrebbe cambiare la distribuzione delle piogge. Una governance planetaria è improbabile. In mancanza, i Paesi più ricchi deciderebbero per l’intero pianeta secondo i loro comodi. Eccetera.

Sono solo alcune delle controindicazioni elencate nell’appello degli scienziati per fermare la geoingegneria solare. Quando la scienza rifiuta l’abbraccio dei soldi, merita più che il semplice rispetto. E stavolta è successo a dispetto di Bill Gates.

GIULIA BURGAZZI

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