L’orologio dell’Apocalisse diventa sempre più pericoloso quando si è nel pieno di una crisi economica mondiale. Nei primi anni Ottanta vi fu la psicosi della guerra nucleare, ma era solo il blocco comunista ad essere in crisi. Nel 1939 la Grande Depressione aveva bene o male colpito tutto il mondo, e sappiamo come finì.

Per questo motivo le tensioni in Ucraina, coperte dal rumore della dittatura sanitaria, non sono per nulla da sottovalutare. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parla di un tentativo di colpo di Stato da parte della Russia e si dice pronto ad un’escalation con Mosca, mentre in Donbass sarebbero presenti 125mila unità dell’esercito ucraino.

Un’escalation che serve a tutti. Serve ad un Occidente in crisi, ma anche a Putin, che sta vedendo decrescere la sua leggendaria popolarità a causa delle misure prese negli ultimi tempi, come green pass e riconoscimento facciale sulla metropolitana e quindi ha bisogno di un po’ di retorica anti-occidentale: si nota però, nella retorica ufficiale russa, una crescita di una retorica più fortemente anti-europea rispetto all’antiamericanismo ancora molto forte ma meno marcato rispetto dell’era Obama e Trump.

La crisi è però nel cuore dell’Europa. E la Russia forse potrebbe anche voler regolare i conti con una Germania che ha spalleggiato politicamente l’estrema destra ucraina che si è resa colpevole di pulizie etniche orrende come quella di Odessa del 2 maggio 2014. Soprattutto Putin sa che l’Europa è l’anello debole dell’Occidente, basta uno scossone e casca.

E gli Stati Uniti? Certo, una guerra all’Ucraina dovrebbe far intervenire la NATO. Ma la NATO non esiste più: esiste il patto AUKUS esclusivamente anglosassone e principalmente contro una Cina anch’essa in crisi per via del crack immobiliare, che vede lo scontro tra Russia e Unione europea come un teatro secondario, e probabilmente vede di buon occhio la fine dell’Ue, a giudicare dagli screzi tra Francia e Gran Bretagna.

Dopo il 1945 la guerra nei confini dell’Europa occidentale sono sembrati un ricordo del passato. L’escalation in Ucraina rende questo invece possibile, in quanto il conflitto coinvolgerebbe l’intera Unione europea, affrettandone l’inevitabile fine, che se non avverrà militarmente avverrà economicamente. La Russia, pur in crisi anch’essa, lo è meno dell’Europa e ne uscirebbe vincitrice.

E forse tutto questo si nasconde dietro le apocalittiche uscite della Von Der Leyen e di Giorgetti. Sanno che per un verso o per l’altro l’apocalisse si sta per abbattere su Bruxelles.

ANDREA SARTORI

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