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Notizie31 Dicembre 2021

La telefonata Putin-Biden e la “trappola di Tolstoj”

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Putin biden
Andrea Sartori analizza la telefonata tra Vladimir Putin e Joe Biden, evidenziando le tensioni diplomatiche. Si discute anche della possibilità di una nuova 'trappola di Tolstoj', suggerendo che entrambi i leader non desiderano realmente la guerra.
Punti chiave
  • Putin avverte Biden sulla rottura dei rapporti diplomatici.
  • La stampa russa riporta un'intervista positiva di Szijjarto.
  • Né Putin né Biden vogliono una guerra o la rottura diplomatica.
  • La 'trappola di Tucidide' si applica all'antagonismo tra Usa e Cina.
  • Un conflitto diretto tra Washington e Mosca potrebbe coinvolgere l'Europa.
L'articolo

La telefonata tra Vladimir Putin e Joe Biden è stata breve, ma tesissima: il punto cruciale è il monito di Putin riguardo la completa rottura dei rapporti diplomatici tra Mosca e Washington nel caso di maggiori sanzioni, almeno così titola il New York Times: una cosa inaudita, mai avvenuta nemmeno durante la Guerra Fredda. Più neutra la stampa russa: l’agenzia di stampa TASS si limita a prendere atto dei colloqui attorno a tematiche quali Ucraina, sicurezza informatica e nucleare iraniano e sui colloqui tra Russia e Usa e NATO previsti tra il 10 e il 15 gennaio. Ma la stampa russa riporta anche una voce fuori dal coro: Su Ria Novosti è apparsa un’intervista al ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjarto che valuta positivamente il colloquio.

Ma come, verrebbe da dire? Da un lato Biden che minaccia sanzioni, dall’altro Putin che minaccia la rottura dei rapporti diplomatici? Sì, ma intanto si parlano dice il ministro degli Esteri ungherese. “Noi dell’Europa centrale – sostiene Szijjarto – sappiamo bene che il dramma sarà è quando Usa e Russia smettono di parlarsi”. E per ora, nonostante minacce e male parole, pare non abbiano intenzione di dismettere la via diplomatica, dato che a gennaio sono previsti ulteriori colloqui.

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In realtà né Putin né Biden vogliono una guerra o la rottura dei rapporti. Lo stesso Biden pare stanco della politica aggressiva che fu un marchio di fabbrica del presidente di cui fu vice. Putin vuole la sua zona di influenza, ma sa che, al di là del revanscismo, il suo popolo non ha voglia di guerre e sa che una rottura diplomatica sarebbe una tragedia per troppe aziende russe. Due “litiganti riluttanti” che però non devono “salvare la faccia” alla potenza che rappresentano.

Ultimamente si è parlato spesso della “trappola di Tucidide”. Tucidide è lo storico greco che ha raccontato la guerra tra Sparta e Atene. La trappola di Tucidide si riassume in questo: due potenze che tentato l’egemonia, una declinante e una emergente come lo erano Atene e Sparta nel V secolo avanti Cristo, sono destinate fatalmente allo scontro armato. Oggi la trappola di Tucidide si applica all’antagonismo tra Stati Uniti e Cina: la Russia non è una potenza mondiale, ma regionale, con un Pil più o meno pari a quello italiano. Ma qui possiamo inventare una nuova teoria: la “trappola di Tolstoj”.

In Guerra e Pace il grande scrittore russo racconta l’invasione napoleonica della sua terra nel 1812. Ma esprime anche una sua particolare teoria storica: né Napoleone né lo zar Alessandro volevano la guerra ma furono spinti dagli eventi come dei burattini. Anche in quel caso il vero rivale della potenza francese non era la Russia, ma l’Inghilterra (qui la trappola di Tucidide). E dopo i colloqui di Tilsit ed Erfurt nonostante ogni sforzo, la guerra avvenne.

Biden sostanzialmente aveva dichiarato implicitamente di voler continuare (senza nominarlo) la politica estera di Trump, ma il DNC è un partito non isolazionista e aggressivo: con l’eccezione dei Bush, i presidenti più guerrafondai sono sempre stati democratici. Putin non vuole guerre ma il suo “Talleyrand”, il ministro degli Esteri Lavrov, molto più aggressivo di Putin, parla di “risposte se gli Usa non rispetteranno le garanzie“.

Un gioco che sta diventando pericoloso. Il problema resta l’Unione europea. Lavrov aveva minacciato la rottura delle relazioni con Bruxelles lo scorso febbraio. Questo non è avvenuto ma sta di fatto che la Russia con l’America ci parla, con l’Europa non più.

Forse la trappola di Tostoj coinvolgerà l’Europa perché uno scontro diretto tra Washington e Mosca equivarrebbe alla fine del mondo. In Russia circola una battuta: “Russia e Stati Uniti si stanno combattendo sino all’ultimo ucraino”. Potrebbe diventare sino all’ultimo europeo.

ANDREA SARTORI

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