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Notizie8 Febbraio 2022

La faida del Movimento 5 Stelle e la parabola discendente di Conte

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Conte
Andrea Sartori analizza la crisi del Movimento 5 Stelle, evidenziando la caduta di Giuseppe Conte. Si discute anche della faida interna tra Conte e Di Maio, simbolo di un movimento che ha perso la sua identità originaria.
Punti chiave
  • Il Movimento 5 Stelle vive un caos politico interno senza precedenti.
  • Matteo Renzi critica ironicamente Giuseppe Conte e il suo operato.
  • La lotta di potere è tra Conte e Di Maio, con motivi poco nobili.
  • La bocciatura dello statuto di Conte segna una sconfitta significativa.
  • Gigi Di Maio emerge vincitore, ma la sua vittoria è di breve respiro.
L'articolo

Il caos che sta travolgendo il Movimento 5 Stelle è indice di come l’antipolitica si sia oramai trasformata in politica a tutti gli effetti, con tutti i suoi giochetti. E anche con l’ironia dell’arcirivale Matteo Renzi, il piccolo Machiavelli che sfotte pesantemente l’ex avvocato del popolo: “Ha scritto lo statuto come scriveva i Dpcm – ironizza il toscanaccio – il risultato è l’esplosione del Movimento. E questa volta non c’è stato nemmeno bisogno di combatterli: hanno fatto tutto da soli“

Certo, perché il risultato è non solo l’esplosione del Movimento, ma anche il tramonto definitivo della credibilità politica di Giuseppe Conte. Pare oramai passata un’era geologica da quando la stampa era un coro a favore del premier che si paragonava a Churchill e che aveva un oramai famigerato fan club femminile. La caduta del premier ha visto tutti voltargli le spalle (la stessa sorte toccherà presto al nuovo messia Draghi?) anche all’interno del partito.

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Un ex movimento che ora si sta comportando come un partito tradizionale, con le sue correnti e le sue faide interne. La lotta oramai è tra Conte e Di Maio, pallida parodia della guerra tra Stalin e Trotzky alla morte di Lenin. E i motivi sono tutt’altro che nobili. Gigi Di Maio, il gattopardo del San Paolo, non vuole certo perdere il suo posto, e quindi fa guerra a Conte, che un tempo appoggiò dopo il Papeete contro l’ex amico Salvini. Di Maio, l’ex bibitaro dal congiuntivo molto imperfetto, ha imparato bene la politica e riesce, per ora, a destreggiarsi tra leader che cadono e a mantenere stretta la proverbiale cadrega.

La telenovela si è conclusa con la caduta di Conte a causa di un tribunale che boccia il suo statuto: ironica fine per un avvocato. E l’avvocato del popolo non ci sta, contestando la decisione del tribunale (anche questa è karmica per un movimento che si è presentato come giustizialista). E deve intervenire Beppe Grillo a far capire che le sentenze si rispettano.

La sconfitta di Conte è forse la pietra tombale sul Movimento 5 Stelle: volevano rifondare la politica e sono finiti a fare gli stessi giochetti politici di coloro che volevano combattere. E pure male, perché questa faida interna di fatto segna l’eutanasia di un movimento che comunque era tenuto in vita tramite accanimento terapeutico, e Renzi maramaldescamente infierisce. E’ nel carattere dell’uomo uccidere un uomo morto, ma l’analisi non è sbagliata.

Ne esce vincitore Gigi Di Maio che mantiene gattopardescamente il suo potere. Il “bibitaro” sfottuto da tutti ha la sua rivincita. Ma è una vittoria politicamente di corto respiro, tesa solamente alla conservazione di una poltrona per avere un vitalizio. Una furbata senza una reale prospettiva politica, ma forse questo a lui basta: un vitalizio per evitare di tornare allo stadio.

Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Ma quella “scatoletta di tonno” è come le sirene di Ulisse: una volta che ne ascolti il canto, difficile resistere. E i cinquini, irretiti, si sono così autodistrutti in piccole faide di potere.

ANDREA SARTORI

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