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Notizie14 Aprile 2022

La Disney abbraccia la propaganda LGBT, e in Usa fioccano le disdette al Disney Channel

Di ·450 contenuti pubblicati
Martina Giuntoli analizza la recente svolta della Disney verso la propaganda LGBT, evidenziando le dichiarazioni di Vivian Ware e Karey Burke. Si discute anche delle reazioni dei genitori e delle proteste contro la Disney, culminate nello slogan 'Boycott Disney'.
Punti chiave
  • Vivian Ware promuove l'inclusione di bambini non binari nella Disney.
  • Il personale Disney ha ricevuto formazione sui pronomi inclusivi.
  • Karey Burke promette più personaggi LGBTQ+ nei film Disney.
  • La Disney risponde alla legge di Ron De Santis in Florida.
  • Proteste contro la Disney hanno portato allo slogan 'Boycott Disney'.
L'articolo

Ma esiste ancora la Disney che tutti abbiamo conosciuo e apprezzato da bambini? Quelle irrinunciabili storie, fatte di personaggi indimenticabili e di bacchette magiche, che con un solo tocco di glitter facevano scomparire le streghe cattive e cambiavano la vita di principesse tristi e principi a cavallo?

Ecco, se siete rimasti a questa ormai datata versione dei fatti, fareste bene ad aggiornarvi, e affrettarvi a ripensare Cenerentola & Co in versione politically correct, e soprattutto LGBTQ+  friendly.

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Vivian Ware, il manager Disney per la diversità e l’inclusione, ha dichiarato recentemente durante un collegamento Zoom dedicato alla campagna “Reimagine Tomorrow”, che il mondo Disney non può più permettersi di propagandare la classica distinzione tra maschio e femmina:  “Dobbiamo permettere  anche ai bambini che  non si identificano nettamente con uno dei sessi di poter godere dello spettacolo che offriamo tutti i giorni, senza che essi vengano in alcun modo turbati.”

Ed ha continuato poi spiegando che tutto il personale dei parchi ha effettuato un training specifico sui pronomi e le parole ammessi (e non) durante gli show per avere spettacoli dal vivo più equi: nessuno potrà più utilizzare riferimenti troppo diretti come “signora” o “signore”, o tantomeno “bambino” o “bambina”, termini ormai proibitissimi da sostituire irrinunciabilmente con “amici”, “colleghi“, e simili.

A far eco a queste dichiarazioni già molto esplicite ci pensa  Karey Burke, la responsabile dei contenuti Disney, la quale, da genitore di due bambini apertamente queer, nello specifico un transgender e un pansessuale, ha affermato di aver appreso con orrore che non vi fossero personaggi nel mondo Disney con cui i suoi bambini potessero identificarsi. Tuttavia, la donna ha confortato a tal proposito gli altri genitori in collegamento video, promettendo loro che entro la fine dell’anno i personaggi di tipo LGBTQ+ cresceranno sempre più fino a divenire almeno la metà del numero totale dei personaggi proposti nei film.

Questo manifesto Disney non nasce casualmente, bensì è una vera e propria risposta politica alla legge varata recentemente da Ron De Santis, il governatore della Florida, legge secondo la quale non è più ammesso che i distretti scolastici spingano le discussioni sugli orientamenti sessuali o l’identità di genere, come hanno fatto indisturbati negli ultimi anni. La legge quindi di fatto restituisce ai genitori il diritto di parlare ai propri figli di certe tematiche e di affrontarle per come meglio credono.

De Santis con la  legge HB157 si è attirato le ire del mondo ultra liberale che, come più volte abbiamo notato, investe molto invece sia in termini di tempo che di denaro sull’educazione scolastica infarcendola continuamente di propaganda pura,  dalla teoria critica della razza, alla lotta dei pronomi, fino allo sdoganamento e alla normalizzazione (quindi la decriminalizzazione)  di pratiche sessuali con i minorenni.

“Noi invece ci schieriamo contro“, ha dichiarato la Disney promettendo battaglia. E la battaglia infatti è iniziata.

Dopo lunghe proteste, “Lightyear”, il film dedicato al personaggio di Toy Story ed in uscita il prossimo giugno,  alla fine conterrà un bacio omosessuale, bacio che inizialmente era stato cancellato dalle scene, ma che è stato reintrodotto dopo le numerose proteste e la presa di posizione netta della casa produttrice.

Ma se pensate che i genitori abbiano assistito impotenti a questi sviluppi, sbagliate di grosso. Con lo slogan “Boycott Disney”, si sono riuniti in fiumi umani di protesta, formulando accuse pesantissime contro la Disney, come ad esempio che il cambio di rotta della multinazionale sia solo il frutto di una propaganda politica ormai morente che nulla ha a che vedere con i bambini e che ha procurato solo danni. “La Disney che si è piegata alla politica ultra liberale non merita più i nostri soldi“, hanno affermato molti dei partecipanti.

E si sa, il cliente paga, e quindi ha sempre ragione.

MARTINA GIUNTOLI

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