La Cina sta tirando giù le serrande un’altra volta, con ripercussioni sulla consegna di merci all’Occidente. Per ora non si tratta di beni vitali per l’economia: ma cosa accadrà se lo diventeranno? Per qualche manciata di casi di Covid, quasi tutti asintomatici, sono di nuovo in corso lockdown per i quali è veramente difficile trovare una spiegazione razionale.

Già il lockdown di Shanghai, la primavera scorsa, poteva lasciare immaginare l’intenzione di fare un piacere alla Russia mettendo i bastoni fra le ruote all’Occidente. Adesso è lecito immaginarlo una volta di più. Alla guerra in Ucraina si aggiungono infatti le tensioni crescenti fra Cina e Stati Uniti a proposito di Taiwan.

Dunque può esserci un legame fra le fabbriche chiuse per lockdown ed il presidente Xi Jinping che ispeziona l’esercito indossando una tenuta mimetica (mai visto, abbigliato in quel modo) ed esortandolo a concentrare le energie sulla capacità di combattimento.

L’ispezione in tenuta mimetica è avvenuta mercoledì 9 novembre 2022. Il tweet di Global Times, quotidiano in lingua inglese che fa capo al Partito comunista, spiega che l’ispezione segnala la determinazione della Cina a proteggere gli interessi nazionali e a fronteggiare le provocazioni provenienti da forze esterne. Dice anche che per evitare una guerra bisogna avere la forza di vincerla.

Si può solo aggiungere che anche i lockdown e la conseguente chiusura fabbriche possono essere intesi come una prova di forza, sebbene non si tratti di una forza di tipo militare. Come dice, qui sotto, il tweet della Cnn, la Apple ha dovuto dire ai suoi clienti che se vogliono l’iPhone devono rassegnarsi ad aspettare. Lo stabilimento cinese che li produce funziona a ritmo ridotto a causa del lockdown.

Lo stabilimento dal quale escono gli iPhone e che ora lavora col freno a mano tirato fa capo a Foxconn. Quest’ultima – ma che combinazione! – è una multinazionale taiwanese. Si trova a Zhengzhou, città di 10 milioni di abitanti dove i positivi Covid sono davvero un pugno. Positivi oltretutto non significa malati. Men che meno significa malati gravi. Eppure è bastato.

Giovedì 10 novembre 2022 i nuovi casi a Zhengzhou sono saliti a quasi 3.000: il doppio del giorno precedente. Facile prevedere che la fabbrica degli iPhone non tornerà tanto presto a pieno regime.

Ma la sorte di Zhengzhou è condivisa da altre megalopoli . Come riferisce Associated Press (qui sotto il tweet), ci sono 5 milioni di persone in lockdown a Guangzhou e Chongqing. Anche a Pechino restrizioni in vigore e parchi chiusi.

Tutto questo perché, sempre il 10 novembre, circa 10 mila cinesi sono risultati positivi al Covid: quasi tutti asintomatici. I cinesi sono 1,4 miliardi.

L’autunno è appena iniziato. La nuova ondata di Covid prevedibilmente proseguirà fino alla primavera. Possiamo aspettarci che presto gli iPhone non saranno le uniche merci made in China spedite in ritardo in Occidente. Tipo e volume di queste merci, insieme alla durata del ritardo, costituiranno probabilmente gli indizi relativi all’entità della dimostrazione di forza, sebbene non militare, che la Cina intende dare all’Occidente.

GIULIA BURGAZZI

 

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