Lo chiamiamo “algoritmo di Bibbiano” per l’analogia con l’oramai noto e triste caso del comune emiliano divenuto centro e simbolo dello scandalo affidi, ma la storia che stiamo per raccontarvi è ambientata negli Stati Uniti, e precisamente nella Contea di Allegheny, nell’area occidentale della Pennsylvania. E’ la storia di Robin Frank, coraggiosa avvocatessa, che nel suo studio di Pittsburgh combatte contro un terribile algoritmo.

Di cosa si tratta? Robin Frank si è sinora battuta contro i servizi sociali che strappavano i figli ai genitori. Un lavoro duro, non facile e anche pericoloso. Ora si sta battendo, per l’appunto, contro qualcosa di molto più sfuggente e nascosto: un algoritmo. Algoritmo del quale, spiega l’avvocatessa Frank, spesso nemmeno i genitori sono a conoscenza quando avrebbero “tutto il diritto ad avere ogni informazione su questa faccenda”.

L’algoritmo individua la famiglia cui mandare le ispezioni, e perdere il bambino non è difficile. Nonostante funzionari della contea abbiano affermato che gli assistenti sociali possono sempre ignorare lo strumento definendo la ricerca “ipotetica”, hanno tutta via precisato che tale “Big Brother” sociale è utilissimo per individuare casi di incuria. Definizione alquanto vaga che comprende qualsiasi cosa, da alloggi inadeguati a scarsa igiene, ma che si tratta di una categoria diversa dall’abuso fisico o sessuale, che viene indagato separatamente in Pennsylvania e non è soggetto all’algoritmo.

Il grosso guaio sta nel fatto che l’uso dell’algoritmo della Contea di Allegheny si sta allargando anche ad altre zone degli Stati Uniti, come Los Angeles, Colorado e Oregon. E alla faccia del politicamente corretto antirazzista a parole e non nei fatti (come quasi tutto ciò che riguarda il mondo della sinistra radical chic) questo strumento sta portando ad una terribile disparità razziale.

Secondo una ricerca della Carnegie Mellon University nei suoi primi anni di funzionamento il famigerato algoritmo di Allegheny ha mostrato un numero di segnalazioni riguardante i bambini afroamericani sproporzionato rispetto ai bambini bianchi. Ovvio il tentativo di colpire i soggetti più deboli, vale a dire i neri. Va detto che, stando sempre ai dati raccolti dal team di ricercatori, gli assistenti sociali si trovavano in disaccordo coi risultati dell’algoritmo in circa un terzo dei casi.

Ma l’America è un pianeta differente dall’Italietta. Perché nonostante Biden e l’agghiacciante classe politica clintonian-obamiana, in America l’individuo è ancora in grado di pensare con la propria testa e non con quella dello Stato, ed è ancora capace di disobbedire, come ha imparato dai Padri Fondatori, perché come diceva Thomas Jefferson è “il governo che deve temere il popolo, e non il popolo che deve temere il governo”.

In Italia abbiamo già visto cosa è accaduto coi casi Bibbiano, Forteto e Veleno. Se i siti americani dedicano ampio spazio alla battaglia di Robin Frank, alla ricerca della Carnegie Mellon University, in Italia tutto verrebbe insabbiato. Magari con un mezzo articolo di Mentana che parla dei “complottisti dell’algoritmo di Bibbiano”.

ANDREA SARTORI

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