Donald Trump nei suoi ultimi rally ha spesso fatto riferimento ai test cognitivi a cui si è sottoposto (e ha brillantemente superato) durante la sua carriera politica, e parimenti a tutti quelli che invece avrebbe dovuto fare Joe Biden, ma non ha mai fatto.

Il finora inascoltato Donald Trump oggi invece non è più solo. Ad arrivare in suo supporto ben  38 repubblicani del Texas che richiedono formalmente che il presidente in carica Biden verifichi il proprio stato cognitivo, dato che negli ultimi tempi questi ha mostrato un declino mentale assolutamente incompatibile con il ruolo che riveste.

Niente di nuovo sotto il sole, in realtà. È dal 2020 che l’ex presidente Trump racconta di un uomo perso nei suoi pensieri “sempre che ne abbia”, di un tizio che va in giro con il cono gelato, a cui i giornalisti mai fanno domande scomode “e meno male altrimenti Dio sa cosa potrebbe rispondere”.

Davvero ironico come un’arma che i democratici hanno prima cercato di utilizzare contro l’ex presidente, adesso si ritorca loro contro. Prima che il Tycoon lasciasse  l’incarico, ricorderete che la speaker della camera, Nancy Pelosi, si adoperò forsennatamente perché si applicasse il 25esimo emendamento all’uscente presidente. “È un folle, sta rovinando la democrazia. La nazione è in pericolo.” Andava dicendo ai quattro venti la democratica californiana, sperando in un test cognitivo immediato e possibilmente dai risultati discutibili.

Oggi viene da sorridere a quelle parole, visto che solo un anno dopo il paese è oggettivamente in condizioni molto peggiori rispetto a quando Trump lo ha lasciato, e questa opinione soprattutto è condivisa su un piano assolutamente bipartisan.

Non solo. Sembrano adesso profetiche le parole di Donald Trump: “per me il 25esimo emendamento non rappresenta un problema, ma perseguiterà Joe Biden, state tranquilli”.  Eh si, viene proprio il dubbio che se Biden facesse un test oggi non avrebbe modo di passarlo, dimostrando su un piano oggettivo l’impossibilità di continuare il suo mandato.

Qui infatti non si sta parlando di organizzare tornei di carte, si sta parlando dell’uomo che ha potenzialmente tra le mani i codici nucleari, che è a capo dell’esercito più grande e forte del mondo, di una vera e propria superpotenza. La superpotenza  per eccellenza.  E oggettivamente associare la parola superpotenza a Joe Biden stride un attimo.

Con gli ultimi sviluppi internazionali, è inoltre più che mai necessario che ad affrontare la crisi sia un uomo estremamente lucido e capace. Non vorremo mica lasciare la situazione in mano a chi proprio un anno fa dichiarava credo che Vladimir Putin sia un assassino”, a reti unificate?

Nel dicembre 2020 Biden si lamentava di non aver accesso al Pentagono e che il suo team non ricevesse assistenza nella transizione, anzi che venisse opposta una certa resistenza. Probabilmente già allora stavano cercando di limitare i danni.

MARTINA GIUNTOLI

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