Il grinch europeo: è vietato dire Natale. Ma davvero c’entra il rispetto delle altre religioni?

Ed ecco che, puntuale come le tasse e la morte, arriva la polemica sul Natale: stavolta arriva addirittura dalla Commissione europea. Questo è il sunto del documento #UnionOfEquality. European Commission Guidelines for Inclusive Communication,.

Ora, a parte le solite follie woke come la cancellazione del genere maschile e femminile vi è l’indicazione a non chiamare “Natale” il Natale perché “non tutti celebrano le feste cristiane” e quindi bisogna parlare più genericamente di vacanze. E’ una sciocchezza enorme, in quanto comunque sono le vacanze di Natale. In più vi è l’indicazione a non usare cosiddetti nomi cristiani e come esempio è stato portato il nome di Maria.

La scusa è il rispetto delle altre fedi, e per altre fedi di solito si indica l’Islam. Ma questo è un pretesto debole e facilmente smontabile. Nel documento europeo si fa riferimento al nome di Maria come nome cristiano, mentre sarebbe usare il musulmano “Malika”. Sarà solo un esempio, ma è un errore in quanto Maria è anche un nome musulmano. La Vergine è veneratissima nell’Islam, ed è l’unica donna chiamata per nome nel Corano che Le dedica una sura intera. E ai versetti dal 16 al 34 della sura in questione vengono narrate sia l’Annunciazione che la Natività di Gesù. Infatti la celebrazione del Natale non ha mai realmente disturbato i genitori musulmani, che anzi hanno spesso chiesto loro per primi che si celebrasse il Natale.

In realtà il sedicente rispetto delle altre religioni è una guerra nemmeno troppo mascherata non solo contro il Cristianesimo, ma contro la dimensione spirituale in genere. Una guerra che vediamo da due anni nella sua forma di riduzione della dimensione umana al solo corpo biologico con la scusa dell’emergenza sanitaria e nella guerra alla discipline umanistiche portata avanti da personaggi come Cingolani o Cottarelli.

E mi fermo ad una generica “guerra alla dimensione spirituale” senza citare l’ipotesi “Eyes Wide Shut”, ovvero che anche queste elites abbiano una loro religione.

ANDREA SARTORI

Andrea Sartori

Andrea Sartori (Vigevano, 20 febbraio 1977), diplomato presso il liceo classico "Benedetto Cairoli" di Vigevano, si laurea in Lettere Classiche presso l'Università degli Studi di Pavia con una tesi sull'Egitto greco-romano.

Giornalista pubblicista, insegna per qualche anno presso una scuola privata vigevanese prima di intraprendere la carriera giornalistica prima come corrispondente locale presso i giornali L'Informatore Lomellino, La Lomellina e La Provincia Pavese per poi trasferirsi a Mosca dove insegna la lingua italiana presso la scuola steineriana di Laryushino (Oblast' di Mosca) e collaborare con la facoltà di medicina dell'Università Statale di Mosca per la cura dell'opera di Galeno.

Continua a collaborare giornalisticamente col Giornale di Reggio per il quale recensisce alcune mostre a Mosca.

E' autore di due romanzi: Dionisie: la prima inchiesta di Timandro il Cane (IBUC edizioni 2016) e L'Oscura Fabbrica del Duomo (IBUC edizioni 2019), "Acheruntia" (Kraken edizioni, 2021) ed è stato finalista ai premi di poesia "Settembre a Milano" (1998) e "Val di Magra" (1999).

Parla tre lingue (inglese, francese e russo). Sposato, ha un figlio

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