Le Porte dell’Inferno al Quirinale, ma è solo un caso

Arrivano le Porte dell’Inferno di Auguste Rodin che saranno esposte al Quirinale a partire dal prossimo 15 ottobre, giorno in cui scatterà il green pass. E subito i complottisti ci han visto chissà cosa. Ma è ovvio che l’opera è stata esposta in occasione del settecentenario dantesco, anche se l’anniversario della morte di Dante cadrebbe a settembre e il “Dantedì” cadrebbe il 25 marzo giorno in cui il Poeta si sarebbe perso nella Selva Oscura: siamo italiani, facciamo tutto in ritardo. E’ ovviamente un caso che fra tutti gli artisti che si sono ispirati a Dante, da Botticelli a Salvador Dalì passando per Gustave Doré, si sia scelto proprio Auguste Rodin, noto per l’amicizia che lo legava al satanista Aleister Crowley. Ovviamente è un caso che la mostra sia al Quirinale, antica residenza dei papi. Tutto un caso, ovviamente, perché dobbiamo sempre pensare male, da complottisti.

Certo è che vi sono diversi altri casi che sono stati dettati da scelte certamente infelici: ad esempio la mostra su Cartagine al Colosseo nel 2019 nella quale fu esposto il famoso Moloch usato da Giovanni Pastrone per il film “Cabiria” del 1914: i fedeli cattolici si sono scandalizzati perché nel luogo ove furono martirizzati i primi cristiani è stata esposta la statua del dio al quale i cartaginesi sacrificavano bambini vedendoci chissà che cosa: è il simbolo dell’antica civiltà alla quale è dedicata la mostra, suvvia, non facciamo i politicamente corretti. Però Cartagine ha anche altri simboli, forse più riconoscibili e meno inquietanti, ad esempio un bell’Annibale sull’elefante. Certo, è un caso, ma perché Moloch e non Annibale?

E sempre al Moloch di “Cabiria” è ispirata l’entrata di Cinecittà World, il nuovo parco dei divertimenti a cinecittà. E’ ovvio che è un caso, l’entrata è ispirata ad un film e il parco dei divertimenti riguarda il cinema. Ma, mi chiedo, non c’erano altre scenografie cui ispirarsi? Più che altro perché vedere dei bambini entrare nella bocca di una divinità che anticamente li divorava risulta un filino disturbante.

E andando indietro sino al 2016 anche l’inaugurazione del San Gottardo non lascia indifferenti con quel tripudio di caproni, angeli infernali e riti di origine sessuale. Certo, i complottisti sono paranoici, ma non c’era nulla di meglio?

Ma dai, non esageriamo, e comunque in fondo i satanisti sono dei bravi ragazzi che si battono contro i fondamentalisti evangelici e comunque ora che il satanismo è stato riconosciuto come religione negli Stati Uniti che male ci sarebbe in questi simboli?

Fin qui siamo stati ironici, ma ricordiamo anche che Sherlock Holmes diceva una cosa fondamentale: due indizi fanno una prova. E nella sola Roma, città comunque simbolo della cristianità, abbiamo i due Moloch al Colosseo e Cinecittà e le Porte dell’Inferno di Rodin. Come detto questi simboli sono certamente legati al tema delle mostre, che però avevano anche altre immagini simboliche a disposizione, meno inquietanti e più famose.

Le Porte dell’Inferno di Rodin sono certamente legate a Dante, perché lo scultore francese si ispirò alla Divina Commedia (non molti sanno che il celeberrimo Pensatore rappresenterebbe in realtà Dante in meditazione proprio davanti alle porte dell’inferno), ma tra tutte le opere ispirate al poema dantesco si sceglie proprio quella di un esoterista e, se vogliamo, si lascia a casa l’opera che rappresenta Dante che sarebbe la più famosa delle due.

Suggestione che però si aggiunge a tante altre suggestioni di natura non proprio positiva. I complottisti esagereranno anche, ma la moltiplicazione di simbologie negative qua e là anche quando non ce ne sarebbe bisogno presentate come cosa trendy e sommate ad un certo sdoganamento mediatico di tutto ciò che è negativo e infero non fa pensare bene. E, come diceva il Divo Giulio, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina.

E se su certi ambienti altolocati della politica avesse avuto ragione Stanley Kubrick prima di morire improvvisamente?

Ma forse sono solo fantasie di chi ha letto troppi libri, visto troppi film…

ANDREA SARTORI

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