Per la prima volta il governo emergenziale del messia Mario Draghi va sotto due volte in Senato. E’ una buona notizia perché quella compagine che pareva una fortezza inattaccabile ora sta mostrando i primi segni di cedimento del draghismo emergenziale.

Sono emendamenti al dl sulla proroga dello Stato di emergenza sino al 31 marzo che parrebbe oramai il colpo di coda di tutta questa faccenda. I due emendamenti presentati da Lega e Fratelli d’Italia sui quali il governo va sotto parrebbero due quisquilie: uno riguarda la possibilità di fare le feste “popolari e manifestazioni culturali all’aperto, anche con modalità itinerante e in forma dinamica, riconosciute di notevole interesse culturale”. Claudio Borghi fa però l’esempio del Palio di Siena, che tanto secondario non è.

Il secondo poi non è decisamente una cosa minore: riguarda la possibilità di muoversi dalle Isole senza il green pass che non è cosa da poco per chi abita non solo Sicilia o Sardegna, ma soprattutto in posti come l’Elba o le Eolie. Il testo definitivo poi è stato approvato con 139 voti favorevoli.

“Roma non fu costruita in un solo giorno” recita un vecchio adagio. E nemmeno distrutta in un solo giorno, aggiungiamo noi. Non ci si può aspettare che la corazzata Draghi affondi subito. Prima dello schianto si devono aprire delle crepe, e queste sono crepe pronte a far cedere la diga.

Di certo l’elezione del Quirinale ha dato il là per una sorta di “liberi tutti” in vista della fine dello Stato di emergenza. E soprattutto la rielezione di Mattarella è stata la prima, e più importante, crepa. Perché quella che molti hanno visto come una sconfitta di Salvini o dei partiti in generale a bocce ferme diventa evidente che è stata soprattutto una sconfitta per Mario Draghi che voleva diventare presidente della Repubblica.

Ora cominciano ad aprirsi crepe piccole, e più evidenti. La Lega sa che pagherà carissimo, in termini elettorali, l’appoggio al governo Draghi e la rielezione di Mattarella, e prova a smarcarsi. I Fratelli invece hanno capitalizzato l’investimento fatto nell’essere opposizione, e ora passano all’attacco per raccogliere i frutti. Lo stato di emergenza oramai ha sfiancato tutti, persino Draghi che è passato dall’essere salutato come l’uomo politico più dotato del mondo all’essere criticato persino dai suoi simili. Ora va giù due volte: è la prima caduta realmente visibile a tutti. Apparentemente piccola, ma che fa capire che oramai siamo in piena parabola discendente.

Le crepe oramai sono aperte. Per marzo aspettiamo finalmente il crollo della diga.

ANDREA SARTORI

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