Oltre alla crisi del gas, avremo presumibilmente la crisi del gasolio, spesso chiamato anche diesel. La data da segnare sul calendario è quella di domenica 5 febbraio 2023. Entrerà in vigore il divieto di importare prodotti petroliferi dalla Russia: ovvero, carburanti raffinati. Fa parte delle sanzioni decise dall’Unione europea alle quali l’Italia si è adeguata.

RUSSIA MAGGIOR FORNITORE DI DIESEL ALL’EUROPA

La Russia è il maggior fornitore dell’Europa: nel 2022 era di origine russa circa la metà del gasolio importato nell’UE e in Gran Bretagna.

Nell’arco dell’intero anno, è arrivato dalla Russia un quantitativo di gasolio sufficiente a riempire 14 mila piscine olimpiche. Il ritmo delle importazioni  non è sostanzialmente cambiato né dopo lo scoppio della guerra in Ucraina né in questi primi giorni del 2023. E dal 5 febbraio tutto questo gasolio verrà a mancare.

La percentuale prebellica di gas russo importata in Europa era analoga a quella del gasolio. Presumibilmente dunque si riprodurrà uno scenario analogo a quello visto col gas: penuria e corsa a trovare fornitori alternativi, anche a costo di succhiar via il gasolio a Paesi più poveri.

CRISI DEL GASOLIO: LE PREVISIONI

Il Kuwait si è fatto avanti, offrendo all’Europa circa 50 mila barili di gasolio al giorno. Non basterà: la Russia ora ne dà più di dieci volte tanto. Dunque penuria, rincari alla pompa, magari razionamenti.

Già nello scorso novembre l’Iea (International Energy Agency), l’agenzia internazionale per l’energia non certo sospettabile di partigianeria filorussa, aveva avvertito che il rincaro del gasolio avrebbe aggravato la crisi energetica in Europa. Questo tuttavia non ha indotto il ceto politico europeo ad adottare una linea più saggia.

NON SOLO CARO BENZINA: LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE

Ma non solo. Così come il rincaro del gas ha messo in crisi vari settori industriali energivori, il prevedibile rincaro del gasolio terremoterà le attività produttive che su di esso devono fare affidamento: innanzitutto i trasporti. E dunque l’aumento di prezzo, oltre a farsi dolorosamente sentire dal benzinaio, si ripercuoterà sulle merci che non crescono spontaneamente sugli scaffali dei supermercati ma che devono essere trasportate fin lì.

Finché si può ancora trovarle gasolio in abbondanza, tutti in Europa stanno facendo scorte. Gli effetti del divieto di importazione dunque non si faranno sentire tutto d’un colpo e nemmeno da un giorno all’altro. Ma certo si faranno sentire, almeno per quel che è ragionevole prevedere.

GIULIA BURGAZZI