Crisi del gas, davvero in Italia e in Europa il prossimo inverno potrà essere peggiore di questo, che già ci sembra duro col riscaldamento razionato e le fabbriche che chiudono.

Il rapporto pubblicato giovedì 3 novembre 2022 dall’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) pone il suggello dell’ufficialità su di un atroce sospetto. Il direttore dell’Iea, Fatih Birol, ha riassunto su Twitter il rapporto, annunciando che in Europa potrebbero mancare 30 miliardi di metri cubi di gas. Rappresentano – ma il suo tweet non lo dice – circa un decimo del gas utilizzato nel 2021, cioè nell’ultimo anno più o meno normale.


Del resto, di che ci si stupisce? L’Unione europea ha mandato a quel paese il suo principale fornitore di gas, cioè la Russia, senza prima trovare un fornitore alternativo. Il buonsenso di una casalinga suggerirebbe di rimediare ritirando le sanzioni che hanno causato la chiusura parziale dei rubinetti del gas russo.

Ma l’Iea non è una casalinga, e a suggerire il ritiro delle sanzioni non pensa nemmeno. Preferisce caldeggiare il risparmio e la riduzione della domanda di gas. Significa – anche se l’Iea non lo esplicita – rimanere ancora più al freddo nelle case e fermare ancora di più le attività produttive che usano il gas. Però, proprio perché l’Iea non è una casalinga, sa analizzare bene la situazione: e alla sua analisi è opportuno prestare attenzione.

Il documento dell’Iea si concentra sull’estate 2023, cioè sul momento in cui, come ogni anno, il gas costerà di meno e tutti ne approfitteranno per riempire gli stoccaggi in vista dell’inverno. Gli stoccaggi consentono tipicamente di far fronte a un quarto-un quinto del consumo invernale. In quei mesi, agli usi soliti del gas (le fabbriche, la produzione di energia elettrica) si aggiunge la necessità di scaldare le case. Aumenta la domanda, l’offerta è più limitata, il prezzo aumenta. Gli stoccaggi sono come il gruzzoletto nascosto sotto il materasso: vi si attinge per evitare di trovarsi in balìa di circostanze avverse.

Quest’estate, nota l’Iea, l’Unione europea ha potuto riempire i suoi stoccaggi al 95%, cioè un po’ più che negli inverni passati. Però ci è riuscita perché le forniture di gas russo sono rimaste pressoché normali durante la prima parte dell’anno e tuttora non sono completamente cessate.

L’Iea ritiene che, durante l’intero 2022, le forniture di gas russo all’Ue raggiungeranno i 60 miliardi di metri cubi. Ritiene anche che nel 2023 non toccheranno affatto questa cifra: anzi, magari di gas russo non ne arriverà proprio più. L’Ue potrà trovare gas alternativo? In sintesi, la risposta dell’Iea è: no, prevedibilmente non potrà trovare gas in quantità sufficiente a colmare per intero il vuoto.

Per rimpiazzare il gas russo, dice in sostanza l’Iea, l’Europa può soltanto rivolgersi al gas liquefatto che viene trasportato via nave. In questo 2022 l’Europa ha avuto buon gioco, perché la Cina ha ridotto i suoi acquisti rispetto al 2021. Ma se la Cina tornerà a consumare gas liquefatto come nel 2021? In questo caso, dice l’Iea, l’Europa può solo sperare in un incremento della produzione mondiale di gas liquefatto. Essa tuttavia – per quanto ora si può vedere – sarà piuttosto modesta.

Morale della favola: secondo i calcoli dell’Iea, durante l’estate 2023 (cioè quando l’Europa vorrà acquistare il gas per riempire gli stoccaggi) sul mercato mondiale potranno mancare 30 miliardi di metri cubi di gas. Significa che l’Ue potrebbe riuscire a riempire i suoi stoccaggi solo per il 40% o poco più. La metà di quest’anno.

Si può aggiungere che, se ora il prezzo del gas è un incubo, in una situazione del genere il prezzo del gas diventerebbe un incubo al cubo. Ma è un altro paio di maniche.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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