“Il duello si annuncia serrato” così titola Le Figaro all’indomani del primo turno delle presidenziali francesi che hanno visto il presidente uscente ancora in vantaggio con 9.560.545 contro gli 8.109.857 della sfidante Marine Le Pen. Il ballottaggio era comunque scontato già da prima di avere una conferma elettorale.

Il copione parrebbe ripetere quello delle elezioni del 2017, quando Macron al ballottaggio compattò tutti contro la “fascista” Le Pen. In realtà è un copione vecchio che si ripete almeno dal 2002, quando Chirac sfidò al ballottaggio il padre di Marine, ovvero il vecchio Jean-Marie Le Pen. Nel 2002 avvenne la clamorosa esclusione dai ballottaggi del socialista Lionel Jospin a favore dei candidati “di destra” gollista e del Front National. Di fatto anche nel 2017 il socialista Hollande cadde rovinosamente favorendo un candidato “artificiale” ma di tendenze golliste come Macron e la destra sociale. E anche oggi si ripete lo schema. Con una differenza: che stavolta la sinistra torna a fare da ago della bilancia.

Non si tratta più della sinistra moderata dei socialisti: Mitterand oramai è finito in soffitta. Si tratta della sinistra populista di France Insoumise. Jean-Luc Mélenchon si conferma terzo con 7.605.225, ad una attaccatura da Marine Le Pen. E diventa ago della bilancia.

I neogollisti macronisti sono infatti già alla ricerca di una maggioranza da opporre alla Giovanna D’Arco del Front National. Il neogollista ha chiamato a raccolta i socialisti rappresentati dal sindaco di Parigi Anne Hidalgo e i repubblicani di Valérie Pécresse, i grandi sconfitti delle presidenzialo. e, da quello che notiamo, gli sconfitti sono i moderati. Anne Hidalgo ottiene addirittura percentuali da prefisso telefonico: 1,7 per cento. Va meglio, seppur in grande calo, il “putiniano” Eric Zemmour con suo 7 per cento. Che sommato ai voti di Marine può rappresentare un pericolo per Macron, dato che Hidalgo e Pécresse non bastano

L’incognita resta France Insoumise. Mélenchon ha già dettato chiaramente la linea, mantenendosi sulla vecchia linea di “piuttosto che il fascista, meglio il gollista” e ha detto chiaramente che nemmeno un voto deve andare a Giovanna D’Arco. Se gli elettori di France Insoumise obbediranno al leader allora la vittoria del napoleoncino sarà scontata. Ma in mezzo ci sono tanti punti interrogativi.

Da un lato Marine Le Pen ha molto addolcito l’immagine truce del FN. Dall’altro oramai lo scontro non è più tra destra e sinistra, ma tra populisti ed élite. E la Francia è stata attraversata da forti rigurgiti anti-macronisti, tra i quali spicca il movimento dei gilet gialli. Dall’altra parte va detto che Macron ha capito in parte l’antifona ammorbidendo il suo iniziale europeismo puntando di più sull’orgoglio nazionale francese.

Ma non è detto che questo basti a una parte di coloro che al primo turno hanno votato France Insoumise. Che potrebbero in parte votare per Marine Le Pen.

Lo scontro tra il Napoleoncino e la Giovanna D’Arco è tutt’altro che concluso, e tra due settimane sapremo se finirà con Waterloo o con un rogo.

ANDREA SARTORI

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