Siamo i primi della classe, ce lo assicura l’Economist. Il popolare giornale britannico ha conferito all’Italia il premio “Paese dell’anno”, che viene conferito a chi ”è migliorato di più nel 2021″. Una vittoria prestigiosa, conquistata dopo essere stati confrontati con altre grandi potenze quali Samoa, Moldavia e Zambia che quest’anno hanno organizzato “per la prima volta libere elezioni“, o la Lituania che “ha fatto grandi sforzi economici“.

Nell’articolo dell’Economist si sottolinea come la scelta sia ricaduta sull’Italia “non per l’abilità dei suoi calciatori, che hanno vinto l’Europeo, né per le sue pop star, che hanno vinto l’Eurovision Song Contest, ma per la sua politica”, poiché “una larga maggioranza dei politici italiani ha seppellito le proprie divergenze per sostenere un programma di profonda riforma” che dovrebbe permettere a Roma di ottenere “i fondi a cui ha diritto nell’ambito del piano di ripresa post-pandemia dell’Ue”.

Naturalmente la prestigiosa rivista non si preoccupa del fatto che quei politici hanno ottenuto il voto popolare sulla base di programmi opposti e incompatibili e non si chiede quale dunque possa essere la legittimazione democratica di quella “profonda riforma” che il governo di Draghi si appresta a varare con partiti che si sono combattuti in campagna elettorale.

Ma più ancora delle riforme a meritare un plauso secondo l’Economist è la gestione dell’emergenza sanitaria che Roma ha messo in atto. Il tasso di vaccinazione contro il Covid in Italia è tra i più alti d’Europa. E dopo un 2020 difficile, la sua economia si sta riprendendo più rapidamente di quelle di Francia o Germania”. D’altronde l’Economist è  di proprietà degli Elkann, quelli che fabbricano le mascherine, per cui la gestione sanitaria italiana deve essergli sembrata davvero al top.

Dopo anni di attacchi e di critiche improvvisamente il nostro Paese viene elogiato e preso a modello da una certa stampa internazionale, direttamente legata alle centrali del potere finanziario globale, per aver applicato misure durissime e liberticide, senza peraltro ottenere risultati sul fronte sanitario. Questo conferma come l’Italia sia davvero l’epicentro di un gigantesco esperimento sociale e politico che si punta a estendere ovunque.

Ma quali sono i Paesi che prima di noi hanno ottenuto il prestigiosissimo riconoscimento? L’anno scorso il titolo è stato vinto dal Malawi, nel 2019 è stato l’Uzbekistan a spuntarla mentre l’anno prima era toccato all’Armenia. Davvero una competizione riservata ai pezzi da 90.

A leggere la lista, in realtà, viene il dubbio che si tratti più che altro di Paesi in via di sviluppo che si sono distinti per la loro disponibilità a farsi depredare dalle grandi potenze. Ma di sicuro questo non preoccuperà la nostra stampa o i nostri politici, così intenti ad elogiare il nuovo salvatore della Patria.

ARNALDO VITANGELI

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