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Notizie18 Febbraio 2022

Draghi pretende i pieni poteri senza neanche chiederli. E guai a chi critica

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la richiesta di pieni poteri da parte di Draghi, evidenziando il rischio di esautorazione del Parlamento. Si discute anche delle reazioni dei partiti e della necessità di collegialità nelle decisioni governative.
Punti chiave
  • Draghi chiede pieni poteri senza formalmente richiederli.
  • Il Parlamento dovrebbe emendare i decreti legge del Governo.
  • Critiche all'operato del Governo sono normali in democrazia.
  • I capi delegazione hanno chiesto più collegialità nelle decisioni.
  • La 'strigliata' di Draghi solleva interrogativi sul futuro del Parlamento.
L'articolo

Draghi vuole i pieni poteri senza neanche chiederli. Quando li evocò Salvini, apriti cielo, e giustamente: il conferimento dei pieni poteri “colliderebbe frontalmente con qualsiasi modello di democrazia moderna”. Ma stavolta il cielo non sembra intenzionato ad aprirsi.

Il Governo è andato sotto per quattro volte durante l’esame del decreto Milleproroghe nella commissione Bilancio e Affari Costituzionali della Camera. Così ieri, giovedì 17 febbraio, Draghi ha strigliato i partiti della sua plebiscitaria maggioranza, per riprendere i benevoli titoli sull’argomento. Tuttavia nella “strigliata”, a quanto scrive l’agenzia Adnkronos, ha espresso concetti che, nella sostanza, evocano l’esautorazione del Parlamento. Il conferimento dei pieni poteri, appunto. Innanzitutto:

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Il governo è qui per fare le cose, il Parlamento per garantirgli i voti

Traduzione: il Parlamento non deve toccare una parola dei decreti legge emanati dal Governo. Deve solo dire di sì.

Al contrario, in una repubblica parlamentare il Parlamento ha anche, e forse soprattutto, il compito di emendare i decreti legge del Governo. E’ sempre accaduto: perfino ai tempi di Monti. Altrimenti a cosa serve? Solo a fornire i numeri, corrispondenti alla distribuzione dei seggi, in base ai quali nasce un governo che poi agisce come vuole?

Il Draghi-pensiero, sempre per come lo riferisce l’Adnkronos, ha un altro aspetto notevole. I capi delegazione, scrive l’agenzia, hanno reagito alla “strigliata” sollevando “una questione di metodo”. Ovvero: più collegialità nelle decisioni per evitare incidenti di percorso.

Ma Draghi avrebbe ribattuto richiamando l’esempio della manovra, ricordando come, nonostante avesse coinvolto capigruppo, parti sociali e capi delegazioni più e più volte, le critiche sull’operato di Palazzo Chigi erano arrivate comunque

Capito? Neanche le critiche vuole.

Sono normali, in una democrazia parlamentare, le critiche all’operato del Governo. Ora no. Niente critiche, niente emendamenti. Draghi  vuole i pieni poteri ma non li chiede esplicitamente. Probabilmente non gli interessa cancellare le forme della democrazia parlamentare. Se il Parlamento non esercita più le sue funzioni, peraltro, è perfettamente inutile eliminarlo.

La “strigliata” è il colpo di coda di un drago infiocinato mortalmente per quattro volte? E’ invece l’annuncio di quel che ci aspetta? In questo caso, solo il Parlamento può evitarlo. Sempre che gli resti un po’ di dignità.

GIULIA BURGAZZI

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