Come dice il proverbio? Meglio tardi… I cosiddetti vaccini Covid di Pzifer e Moderna hanno ricevuto l’autorizzazione quasi due anni fa. Ma ora – ora soltanto – le due società farmaceutiche intraprenderanno studi a lungo termine sulle reazioni avverse legate a problemi cardiaci. Lo ha annunciato l’azienda radiotelevisiva statunitense Nbc News.

Come dice il tweet, Pfizer e Moderna stanno monitorando gli effetti negativi sulla salute che potrebbero manifestarsi negli anni successivi alla diagnosi di problemi cardiaci associati al vaccino.

Gli studi in questione non riguardano dunque la probabilità di danni cardiaci legati ai vaccini Covid, ma l’evoluzione nel tempo di questi stessi danni.

Nbc News tiene a sottolineare che i problemi cardiaci legati alla vaccinazione sono casi rari. Cita le autorità sanitarie statunitensi riferendo che si verificano soprattutto fra giovani uomini di età compresa fra i 16 e i 24 anni. Ammette tuttavia che le autorità sanitarie statunitensi non hanno dati in proposito. Esiste una stima che prescinde dall’età: per ogni milione di dosi di vaccini Pfizer e Moderna, rispettivamente 52,4  e 56,3 casi.

Tuttavia, come ha sottolineato pochi giorni fa il prestigioso British medical journal, le autorità sanitarie statunitensi non hanno ancora pubblicato i pur promessi dati sugli effetti avversi gravi. Il gruppo di medici, che ha effettuato e pubblicato una re-analisi degli studi clinici sui vaccini Covid, ha concluso che i vaccini Pfizer e Moderna sono associati a un evento avverso grave aggiuntivo per ogni 800 persone vaccinate. Per gli altri vaccini, in linea generale, il dato è pari a uno o due per milione.

Si dice generalmente che miocarditi e danni cardiaci associati al vaccino abbiano un’evoluzione benigna. Moderna ha avviato due studi a proposito di questa evoluzione: l’ultimo, nello scorso mese di settembre. Pfizer ha annunciato che almeno uno dei suoi studi includerà fino a 500 ragazzi e giovani di età inferiore ai 21 anni. Dovrebbe iniziare entro i prossimi due mesi.

Gli studi sui potenziali impatti a lungo termine delle miocarditi sono stati richiesti dalle autorità sanitarie statunitensi, come parte dell’approvazione dei vaccini contro il Covid. Alcuni di questi studi seguiranno persone che hanno sviluppato la miocardite per un massimo di cinque anni. Monitoreranno anche la miocardite subclinica, che non causa sintomi.

GIULIA BURGAZZI

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