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Covid25 Ottobre 2022

Covid, virus creato in laboratorio con l’ingegneria genetica: ora lo dice una nuova ricerca

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza una nuova ricerca sull'origine del Covid, evidenziando la possibilità che il virus sia frutto di ingegneria genetica. Si discute anche delle implicazioni di un virus artificiale e delle reazioni della comunità scientifica.
Punti chiave
  • Il virus SARS-CoV-2 potrebbe essere stato creato in laboratorio.
  • La ricerca è un preprint su bioRxiv.org e non è ancora peer-reviewed.
  • Alex Washburne è uno degli autori principali della ricerca.
  • François Balloux sostiene l'ipotesi dell'origine artificiale del virus.
  • La scoperta apre scenari inquietanti da analizzare attentamente.
L'articolo

Se i ricercatori non si sono sbagliati, il risultato è un’autentica bomba. Il virus che causa il Covid sarebbe con ogni probabilità frutto di ingegneria genetica. Non solo fuoriuscito da un laboratorio per un incidente, ma proprio un virus artificiale creato da mani e menti umane, tagliando e riassemblando materiale genomico proveniente da altri virus. Altro che il pipistrello, il presunto pangolino e il mercato di Wuhan dove vengono macellati gli animali, anche selvatici.

Per ora, la ricerca sull’origine artificiale del SARS-CoV-2 è un preprint ospitato dal server bioRxiv.org (qui il documento integrale). Ovvero, non ha ancora superato la “revisione fra pari” ad opera di scienziati esperti in materia che costituisce la base del procedimento scientifico.

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Comunque la ricerca sostiene che nel genoma del virus del Covid sono evidenti le tracce del taglia-e-cuci: evidenti più o meno come i mattoncini del Lego quando i bambini li impiegano per costruire un castello. Le possibilità che tutto questo si sia prodotto per vie naturali sarebbero ben scarse. Uno degli autori ha cercato di sintetizzare i risultati su Twitter.

Si chiama Alex Washburne: un esperto in biologia matematica e scienza del microbioma, cioè delle comunità di micro organismi che condividono un medesimo ambiente. Gestisce Selva, una piccola startup attiva in questo settore. È un outsider più che un accademico. Insieme a lui, hanno firmato la ricerca Antonius VanDongen, professore associato di Farmacologia alla Duke University nel North Carolina, e Valentin Bruttel, immunologo molecolare all’Università di Würzburg in Germania. Ecco il primo della serie di tweet in cui Washburne riassume la ricerca. Cliccandoci sopra, si arriva agli altri.

Gli scienziati stanno accapigliandosi a proposito della bontà e solidità dei risultati raggiunti da Washburne e dai suoi due colleghi. Interessante uno dei rivoli di questa zuffa accademica. È un’altra serie di tweet. Esprime il sostanziale sostegno all’ipotesi di origine artificiale del virus da parte di François Balloux, direttore dell’Istituto di Genetica dell’Università di Cambridge.  Si tratta dello scienziato che ha guidato la squadra di ricercatori ai quali si deve il primo sequenziamento su larga scala del genoma del SARS-CoV-2.

Balloux dice che la ricerca secondo la quale il virus è artificiale ha solide basi dal punto di vista concettuale e metodologico. Non costituisce un risultato finale, scrive: e quando mai una ricerca scientifica costituisce un risultato finale?, si potrebbe aggiungere. Tuttavia, egli prosegue, non può essere ignorata.

La prospettiva di un virus artificiale, assemblato da qualcuno e poi diffuso nel mondo con i risultati che tutti conosciamo apre scenari inquietanti e degni di una più che attenta analisi. Ecco comunque il primo dei tweet di Balloux: cliccandoci sopra, si accede agli altri.


GIULIA BURGAZZI

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