Seguendo la vulgata della stampa occidentale, Vladimir Putin sarebbe un dittatore in stile zarista che comprime ogni libertà ai cittadini, mentre noi, italiani compresi, vivremmo nella piena democrazia liberale. Forse è ora di rivedere un attimo questa visione rimasta inchiodata nemmeno alla Guerra Fredda, ma addirittura ad una visione ottocentesca della Russia dispotica e reazionaria.

Ultimo esempio proprio il green pass. Se è vero che Putin ha adottato alcune misure orwelliane come il riconoscimento facciale, tuttavia Vladimir Putin si esprime sul Qr Code sui mezzi di trasporto dicendo che è un intralcio al lavoro della gente, facendo parziale marcia indietro sulla questione. Certo, non è un liberi tutti, ma è qualcosa. Mentre il nostro Mario Draghi tira diritto.

Putin, evidentemente più intelligente di quel Draghi che spacciano come un genio, sa che più limitazioni mette più la sua popolarità scenderà e sarà anche un intralcio all’economia. Draghi invece va avanti, ma qui forse il “vile affarista” esegue ordini dall’alto, ordini che prevedono la distruzione economica del suo Paese. Inoltre anche sulla variante Omicron le posizione dello Zar sono più intelligenti di quelle del dittatore italiano. Per Putin Omicron è il vero vaccino ed è un segnale che l’epidemia sta finendo. Il nuovo Duce invece fa subito allarmismo. Sappiamo dai ricercatori sudafricani che la visione corretta è quella del presidente russo.

Non è solo sulla questione Covid che Putin appare “meno dittatore” di Draghi. Draghi non è stato eletto, Putin sì, è a più riprese. In Italia c’é un problema di democrazia che precede il Covid, con un PD che governa di continuo senza passare dalle urne. Su questa questione aveva ragione il presidente turco Erdogan nella sua polemica con Draghi. Piaccia o meno Erdogan è stato eletto, Draghi no. Draghi ha in comune con Erdogan lo stato d’emergenza come scusa per avere potere eccezionali, ma quantomeno il turco è passato per le urne prima. Lo stesso vale per Putin. Se andiamo ad un altro “villain” della narrativa europeista, Viktor Orban, questi ha addirittura rinunciato ai poteri commissariali dopo pochi mesi dall’inizio della pandemia. Putin, che di certo non è un liberale, pare addirittura un George Washington a confronto di Draghi.

Certo, non si parla di un leader democratico come lo intendevamo nell’Occidente classico. Putin ha manomesso la Costituzione russa per restare al potere a vita (ma sui blog russi si fa satira su questo vedremo se in Italia si potrà fare lo stesso sui pieni poteri di Draghi), ha tutto il mainstream dalla sua, e il caso Navalny obiettivamente non è stata una bella pagina (ma forse l’Occidente su questo dovrebbe tacere, vista la vicenda Assange). Ma proprio perché non si parla di un leader liberale che regge un Paese che ha di fatto adottato la democrazia solo a partire dagli anni ’90, il confronto diventa ancora più impietoso per Draghi.

La questione del pass sanitario è solo una punta dell’iceberg. C’é molto, molto di più. Draghi tira diritto e si tiene i pieni poteri anche nel 2022. Coincidenza sinistra: il centenario della Marcia su Roma. Ma gli antifascisti o se la prendono con l’originale morto un’ottantina di anni fa, o con la Russia di Putin che, pur non essendo certo un esempio di liberalismo, pare l’Atene di Pericle raffrontata a Italia ed Europa.

ANDREA SARTORI

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