Prima o poi ci si doveva pur arrivare perché il vero duello del XXI secolo non è tra Occidente e Russia, ma tra Stati Uniti e Cina. E mentre Pechino mantiene una posizione comunque prudente sulla questione ucraina, ecco che Washington si lancia all’attacco cominciando a mettere davanti la scusa classica per attaccar briga: l’accusa di genocidio.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken punta il dito con una dichiarazione rilasciata ieri in cui rende noto che gli Usa stanno intraprendendo azioni contro “personalità ufficiale della Repubblica Popolare Cinese per il loro coinvolgimento in atti repressivi contri membri di minoranze etniche e religiose e contro praticanti di discipline religiose e spirituali dentro e fuori dai confini della Cina, anche negli Stati Uniti“.

Blinken cita azioni contro oppositori e giornalisti all’estero, parla di azioni di “sorveglianza, intimidazione e rapimento” e poi cita i classici “tre crimini” della Cina: “crimini contro l’umanità nello Xinjiang, politiche repressive in Tibet e giro di vite sulle libertà fondamentali a Hong Kong“. Si nota nella dichiarazione di Blinken una particolare enfasi sugli uiguri, la minoranza musulmana dello Xinjang: i buddisti tibetani paiono commuovere di meno.

L’accusa di genocidio di una minoranza musulmana è stata ripetuta da Blinken anche nei confronti del Myanmar, e ad essere accusati sono proprio i buddisti tradizionalmente comunque più vicini a Pechino, se non altro per motivi culturali. Che l’accusa di genocidio islamico possa diventare il grimaldello per scatenare una guerra all’elemento sinico, come il presunto massacro di Srebrenica lo fu per dichiarare guerra all’elemento slavo?

In tutto questo ecco che ritorna alla ribalta Evergrande, considerata ancora a rischio default. Anche qui notiamo un’analogia con la situazione russa: da giorni si parla di un possibile default dello Stato russo.

La vera “Terza Guerra Mondiale” si combatterà tra Stati Uniti e Cina: con la Russia si stanno solo facendo le prove generali, che mirano a levare di torno sia Mosca che l’Unione europea mediante una mutua distruzione economica assicurata. Ma è la Cina il vero nemico perché entro il 2030 potrebbe strappare a Washington il predominio economico globale.

Non sembra un caso che la Terza Guerra Mondiale sia il tema dell’ultimo best seller di Ken Follett “Per niente al mondo”. Lo scrittore britannico però immagina giustamente uno scontro tra Usa e Cina, e la Russia non è nominata se non in un paio di incisi. Dove Follett sbaglia è nell’immaginare uno scontro militare: il confronto sarà soprattutto a livello economico. Per questo Blinken comincia a parlare di sanzioni, per questo le criticità del settore immobiliare cinese vengono sottolineate e, forse, provocate ad arte.

Se qualcuno lo ricorda negli anni ’80 la minaccia per il predominio statunitense era il Giappone. Gli Stati Uniti condussero una guerra psicologica, commerciale contro Tokyo che ad un certo momento pareva addirittura dover sfociare in un confronto militare. Il Giappone divenne “innocuo” grazie all’esplosione di una bolla immobiliare nel 1991 secondo alcuni provocata ad arte dagli Usa.

La Storia pare seguire ancora lo stesso, ripetitivo copione.

ANDREA SARTORI

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