“Una volta presidente del Consiglio, svenderà quello che resta del patrimonio italiano ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs” così la pensava l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga nella sua oramai celebre sortita su Mario Draghi.  E parrebbe aver già svenduto la sovranità del Paese a Parigi col Patto del Quirinale. Ma forse anche la ricercata crisi del turismo ha obiettivi simili.

La nuova ordinanza di Speranza rappresenta una mazzata ulteriore per il turismo. Sono esattamente queste le parole di Franco Gattinoni, presidente della Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio. Abbiamo un ulteriore giro di vite su tamponi e quarantena: tampone antigienico richiesto anche a chi arriva dai Paesi dell’Unione europee e di fatto chiusura delle mete extra Ue. E tutto questo sotto Natale, stagione alta per il turismo. Le nuove misure hanno suscitato perplessità persino da parte dell’Unione europea, il che è tutto dire. Alla perdita del turismo estero si somma quella del turismo interno: dopo la sciagurata introduzione del super green pass ecco che ci sono state due milioni e mezzo di disdette per Natale. Questi sono i numeri al di là della retorica del turismo che riprende grazie al lasciapassare, evidente barzelletta di propaganda.

E’ evidente che Draghi voglia uccidere il turismo, che è una delle principali risorse del Paese. Per quale motivo? Al momento non abbiamo, evidentemente, una risposta e come cantava Battisti, lo scopriremo solo vivendo. Però possiamo avanzare alcune ipotesi.

La prima riguarda tutta la “follia verde”, scusa dietro la quale si nasconde il terrore dell’inflazione mai così alta in Italia e in Europa. Mossa per deprimere i consumi, guarda caso proprio sotto Natale, stagione turistica per eccellenza. In questo senso potrebbe andare la mossa di Draghi.

Ma c’é anche, e qui ci colleghiamo alle parole di Cossiga, l’ipotesi svendita dei beni culturali del Paese. Nei fatti in questi anni stiamo assistendo ad una riedizione delle ruberie napoleoniche e naziste da parte di Francia e Germania. Ruberie che hanno toccato il patrimonio artistico già della Grecia, che ha ipotecato il suo monumento simbolo, ovvero il Partenone di Atene.

Che possa un domani toccare al Colosseo, o alla torre di Pisa? Già una decina di anni fa l’archivio Vasari stava per essere venduto ai russi. Ma essendo i russi, ed essendoci Berlusconi al governo, si sollevò un vespaio. Oggi potrebbero essere i francesi di “Napoléon le Petit” Macron, e tutto col beneplacito di Draghi. E quindi, scommettiamo, la stampa starà zitta. D’altronde ai francesi abbiamo già venduto beni turistici più estivi, ovvero le spiagge nel silenzio generale. E al governo abbiamo il PD, partito ora retto da una quinta colonna francese in Italia, ovvero Letta.

ANDREA SARTORI

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