Col trattato del Quirinale la Francia vuole conquistare l’Italia

I trattati internazionali sono da sempre uno degli strumenti principali per ingabbiare la volontà popolare e imporre decisioni calate dall’alto ed immodificabili neppure tramite referendum.

Il Trattato di Maastricht è l’esempio più chiaro di come accordi fatti in ristrette conventicole, senza che il popolo sia informato in modo trasparente e possa esprimere o negare il proprio consenso, condizionano il destino del Paese nei decenni e rappresentano un limite fortissimo alla sovranità nazionale.

Anche il Trattato del Quirinale, come quello di Maastricht, è stato salutato dalla stampa come un grande successo e una straordinaria opportunità per “contare di più” in Europa, ma ciò che realmente prevede l’accordo, che dovrebbe essere firmato prossimamente, non è dato saperlo.

Sul contenuto dell’accordo c’è sempre stato uno stretto riserbo, solo recentemente sono circolate alcune bozze e a quanto pare c’è da preoccuparsi e già arrivano, da parte di illustri personaggi dell’establishment, allarmi e appelli a non firmare il trattato, che dovrebbe essere ratificato prima della fine dell’anno.

Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, sottolinea in una sua intervista su “il Sussidiario” come il trattato sia sbilanciato verso gli interessi francesi su cruciali questioni economiche e finanziarie. Forte fa notare come la Francia abbia “un’economia instabile e una finanza che sfrutta il risparmio italiano e lo usa per pagare i propri debiti”e afferma senza mezzi termini che “rapporti più stringenti tra Roma e Parigi possono crearci problemi dal punto di vista bancario, petrolifero e tecnologico”.

Insomma i francesi che hanno già fatto acquisti a man bassa tra i maggiori asset industriali e bancari italiani riuscendo, grazie a un diverso livello di golden share, a impedire il contrario, puntano a ulteriori acquisizioni.

A solleticare l’appetito dei “cugini d’oltralpe” è in particolar modo il settore tecnologico, che in l’Italia è notevolmente più sviluppato che in Francia, e il Trattato del Quirinale renderebbe ancora più facile per i francesi acquisire le nostre aziende strategiche.

Parigi punta a inglobare l’Italia all’interno della sua catena del valore, in modo da controbilanciare la potenza tedesca, soprattutto ora che la Germania sta evitando di rispettare le clausole del Trattato di Aquisgrana che avrebbe dovuto cementare uleriormente l’asse tra Parigi e Berlino. Secondo l’economista Carlo Pelanda, più volte consulente di vari governi italiani, il rischio per l’Italia è quello di “un’auto-annessione alla Francia, industriale e strategica, edulcorata ma sostanziale”.

Nonostante i rischi certi e i vantaggi incerti e nonostante l’atteggiamento aggressivo e predatorio che la Francia ha avuto negli ultimi anni nei confronti del nostro Paese, sono in molti a spingere perché la firma avvenga al più presto. Tra questi un ruolo di primo piano lo ha il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in cui onore il trattato viene chiamato “del Quirinale”

Ma oltre all’inquilino del Colle più alto il “partito francese” ha in Italia un numero impressionante di iscritti e Parigi può utilizzare anche l’alto debito italiano e la vulnerabilità del nostro Paese nei mercati finanziari per fare pressione su di noi, anche grazia al ruolo della francese Lagarde nella BCE.

Torna ciclicamente il problema della classe dirigente italiana, troppo spesso più interessata ad assecondare interessi stranieri che a fare l’interesse nazionale; un problema storico che dura da secoli e che invece di risolversi peggiora e di cui il popolo italiano paga il prezzo salatissimo.

ARNALDO VITANGELI

Arnaldo Vitangeli

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