Sembra incredibile ma le autorità canadesi, in collaborazione con il sindaco di Vancouver Kennedy Stewart, pare vogliano davvero avviare una discussione istituzionale per la decriminalizzazione del possesso di droghe pesanti ad uso personale, fatta inclusione di eroina e soprattutto fentanyl, la sostanza che ormai da anni sta impattando sul continente americano da nord a sud come un vero e proprio uragano portando morte e degrado, e causando quella che molti hanno definito la “crisi degli oppiodi“. Stewart ha maturato questa decisione dopo che Jagmeet Singh, un membro della camera dei comuni ad Ottawa nonché leader dei dem canadesi, aveva fatto il primo passo coinvolgendolo in un video pubblico su Twitter.

Giusto per avere un’idea su cosa sia e come agisca il Fentanyl, senza tuttavia addentrarsi troppo nei dettagli, ci basti sapere che la droga appartiene alla famiglia degli oppioidi sintetici, e sebbene sia del tutto simile alla morfina, ha potenza di gran lunga superiore alla stessa, circa 50/100 volte. Un farmaco che può davvero fare la differenza nel caso di pazienti con forti dolori post chirurgici (e nei trattamenti oncologici) si é trasformato in una delle prime cause di morte attribuibili al mondo degli stupefacenti, con un trend di crescita negli ultimi dieci anni davvero spaventoso.

La crisi é talmente devastante che le chiamate per emergenza da overdose di una sola notte in alcune grandi città possono non essere interamente coperte dai necessari soccorsi. Si pensi addirittura che per sopperire a questo gli agenti di polizia sono oggi debitamente addestrati al fine di evitare ogni contatto accidentale durante le operazioni  di recupero della sostanza e vengono al contempo muniti di dosi massicce di naloxone (una sorta di antidoto per gli oppiacei)  in caso debbano intervenire in emergenza nel tentativo di salvare qualcuno in overdose direttamente sul posto.

Quindi dicevamo della nuova strategia congiunta di Stewart e Singh. Ma esattamente in cosa consisterebbe questo approccio che gli stessi giudicano innovativo? E’ lo stesso Stewart a raccontarlo sulla sua pagina web:

“(…)Ad Ottawa, Jagmeet ed il suo team stanno lottando duramente per un piano nazionale di decriminalizzazione, ed io qui a Vancouver sto continuando a fare lo stesso affinché la proposta locale per legalizzare il possesso personale di droghe passi, mentre i programmi di distribuzione di droghe sicure e di cure siano implementati(…)”. “Inoltre si deve capire che i consumatori non sono criminali e affrontare il problema da un punto di vista esclusivamente sanitario invece che giudiziario rimetterebbe la salute e la sicurezza al primo posto(…)”.

Il safe supply movement, ovvero quell’approccio ultra liberale che vorrebbe risolvere la crisi degli oppiodi mettendo a disposizione droghe sicure non é un fenomeno solo canadese. Lo ho spiegato il Times qualche tempo fa con una semplicità disarmante:

“Chiunque cerchi droghe se vuole le trova(…), tuttavia le droghe che le persone trovano sono di qualità e dalla letalità sconosciute (…).” “Dobbiamo essere in grado di offrire droghe controllate che non siano letali(…)”.

Inutile dirlo, ma la strategia del “drogati pure, basta che usi una droga sicura”  non mette  d’accordo tutti, seppur estremamente pragmatica. Molte madri che vivono sulla propria pelle la piaga della dipendenza dei figli non possono rassegnarsi all’idea che il governo pensi di risolvere il problema della droga tenendo al contempo i giovani legati alla stessa. Le mamme di Mothers Against Drug Deaths infatti propongono ben altri interventi sui giovani: chiudere il mercato delle droghe, dare un tetto a tutti e riabilitare i pazienti attraverso cure psichiatriche personalizzate. Questa associazione di donne dal carattere determinato e grintoso non le mandano certo a dire. Jacqui Berlinn, membro del movimento, ha affermato in più occasioni che “i democratici e le loro politiche stanno letteralmente facendo a pezzi il paese”.

D’altra parte, inutile nasconderlo, il safe supply movement nasce proprio negli ambienti ultra liberali e fu proprio lo stesso Biden a farne  il suo jingle natalizio del 2021 con pipette e kit sicuri per tutti, ricordate?

Kennedy Stewart, così come Jagmeet Singh, (sebbene Stewart si dichiari indipendente) sono sostanzialmente i dem del Canada, o almeno così si comportano. Non solo, vengono dallo stesso background ed hanno la solita agenda dei loro colleghi americani. A dare una sbirciatina all’account Twitter del sindaco di Vancouver non si fa fatica e vedere quanto le sue politiche siano vicine a quelle dei woke globalisti. Stewart é stato uno dei primi ad applaudire e sostenere la politica di Justin Trudeau per il controllo assoluto delle armi, nonché uno tra i maggiori sostenitori delle politiche green, anti covid ed LGBT del paese.

Ci chiediamo quanto avere una popolazione che consumi droghe DOC possa risolvere il problema della tossicodipendenza e soprattutto della morte da overdose. E sebbene sia già difficile da accettare l’idea di non considerare criminali coloro che posseggono sostanze per uso personale, sono proprio i numeri e le esperienze a dirci che é la riabilitazione la parte più importante del percorso verso l’uscita dal tunnel, se si vuol rendere questa permanente.

Quindi, visto che invece i governi ultra-liberali vanno esattamente nella direzione opposta rispetto all’approccio terapeutico, viene da domandarci perché e soprattutto a chi fa comodo sostenere la droga DOC?

MARTINA GIUNTOLI

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