Il tonfo delle borse di lunedì, quando gli indici europei hanno perso tra il 3 e il 4% del valore, è solo un primo segnale di quella che potrebbe essere una nuova devastante crisi finanziaria, che secondo alcuni potrebbe essere molto peggiore di quella innescata nel 2008 dal crack della Lehman Brothers.

La volatilità sui mercati è molto elevata, a dimostrazione di un grande nervosismo degli operatori finanziari, e ci sono molti elementi come l’inflazione, la scarsità energetica, il rallentamento della crescita globale e le tensioni geopolitiche, che possono combinarsi in una tempesta perfetta che potrebbe travolgere l’economia globale.

Alla base di questa pericolosissima situazione ci sono tutti quegli elementi sistemici del modello speculativo del neoliberismo finanziario che hanno portato alla crisi del 2008 e non sono stati risolti ma tamponati con la colossale immissione di liquidità portata avanti dalle banche centrali.

I colossali buchi causati da quelle armi di distruzione di massa che sono i titoli derivati avrebbero portato al fallimento a catena di tutte le principali banche, se non fossero stati in parte trasferiti agli Stati (per quel principio di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite in base al quale se le banche hanno guadagni stellari se li tengono stretti e se invece hanno perdite colossali tocca ai cittadini pagare), e in parte seppelliti dalle politiche di emissione monetaria incontrollata.

Adesso rischiamo di pagare il prezzo di questa bisca globale che, a partire dagli anni 90, ha infettato l’economia reale.

L’eccessiva liquidità sta generando una spirale iper inflazionistica che sembra ormai inarrestabile, aggravata dalle tensioni geopolitiche che contribuiscono all’impennata del prezzo dell’energia, che a sua volta si ripercuote su tutte le merci prodotte. Il debito pubblico degli Stati, anche a seguito della gestione della situazione sanitaria, è sempre più alto e lo stesso vale per il debito dei privati.

I dati negativi sulla crescita del pil globale, (che nel 2022 crescerà, secondo le previsioni, del 4.4 invece che del 4.9 previsto), il possibile scoppio di un conflitto in Ucraina e soprattutto la decisione del Fed di alzare i tassi di interesse fino all’1%, per contastare l’inflazione, potrebbero scatenare il panico sui mercati e le conseguenze di una nuova crisi appaiono in questo scenario potenzialmente devastanti.

Si dovrà presto o tardi prendere atto del fallimento del modello  finanziario neoliberista e ricostruire dalla base il sistema economico, possibilmente prima di un suo crollo rovinoso.

ARNALDO VITANGELI

Visione TV è stata censurata e penalizzata per 90 giorni su Facebook. Invitiamo tutti a iscriversi al nostro canale Telegram!

  • 2287 Sostenitori attivi
    di 3000
  • 2287 Sostenitori