Il 24 marzo 1999, si inaugurava la triste stagione delle cosiddette guerre perbene,  guerre umanitarie combattute in nome della giustizia e della democrazia ad opera di filantropi del diritto selettivo. Dopo un breve comunicato dato nottetempo dall’allora segretario della NATO Javier Solana, qualche ora dopo cominciarono i bombardamenti su Belgrado, impavidamente annunciati come “opere di necessaria solidarietà “. Il 24 marzo fu definito  all’unisono dal  mondo occidentale come  “un giorno importante per la democrazia”, seppur in questo cordone di solidarietà che durò ben 78 giorni, persero la vita migliaia di persone, senza contare la distruzione di infrastrutture e abitazioni che divennero leciti obbiettivi militari.

In USA l’allora presidente Bill Clinton ordinava, in Italia l’allora presidente del consiglio Massimo D’Alema (e)seguiva. L’operazione si chiamava Allied Force e coinvolgeva 13 paesi  aderenti al Patto Atlantico, nazioni che per la prima volta non solo appoggiavano l’America sulla carta, ma anche nei fatti con invio di mezzi, armi, uomini.

Da qualche tempo è tornato anche a girare in rete un video un po’ datato che ritrae colui che poi sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti nel 2020. Joseph Robinette Biden, allora senatore del Delaware, si univa festoso al giubilante momento, dichiarando apertamente  e con  visibile orgoglio di essere stato proprio lui ad aver spinto affinchè il crimine quel giorno si compiesse su Belgrado. Sono stato io a spingere affinchè si bombardasse Belgrado” e poi , “sono stato io a far bombardare ponti, case, tutto”. 

Allora non si aveva esatta  contezza di cosa fosse una guerra umanitaria. Lo avremmo imparato solo anni dopo. Come era possibile combattere una guerra che vantasse il rispetto del mondo, pur perseguendo interessi personali? Evidentemente lo era, perchè la Nato ci riusciva. Clinton & Co. ebbero l’approvazione ed il sostegno del mondo intero mentre esportavano solidarietà costruendo  Camp Blondsteel, la più grande base militare americana  in mezzo ai Balcani. Questo sarebbe stato il primo grande tassello dell’allargamento ad Est della Nato. Di fatto, volenti o nolenti, i Balcani venivano consegnati all’Occidente.

Non solo.  Ebbero sostegno e applausi  quando usarono la guerra per garantirsi un accesso al porto albanese di Vlora, un porto strategico dove imbarcare il greggio da mandare alle raffinerie in USA, un progetto chiamato AMBO e fortemente perseguito da Dick Cheney che prevedeva la costruzione di un oleodotto nella zona con il principale intento di tagliar fuori dalla competizione energetica la Russia.

Poco importa se quella guerra non risolse nulla. Poco importa se la questione Milosevic forse poteva e doveva essere affrontava diversamente. Poco importa se le armi inviate fecero migliaia di vittime innocenti anche a distanza di molto tempo.

Quando lo stesso D’Alema propose una seppur breve tregua e la ripresa delle trattative fu letteralmente gelato dall’allora segretario di stato Madeleine Albright. La Albright, una figura che già prometteva molto bene, fece della guerra perbene e delle sanzioni una vera e propria missione. In una trasmissione statunitense che ha intervistato gran parte del mondo politico americano quale 60 minutes, sostenne anni dopo che era valsa la pena far morire 500.000 bambini”, a dimostrazione della “integrità” che contraddistingueva la sua persona e di quanto credesse nella causa che portava avanti.

Eppure la storia è strana, e a volte ha inaspettati risvolti.

E’ di  ieri infatti la notizia che Madeleine Albright è deceduta a Washington, dopo una lunga malattia.  Fu lei che, in una esternazione pubblica,  aveva definito Putin  “un piccolo uomo freddo come un rettile” e che prima del suo decesso aveva sentenziato che  “la Russia sarebbe stata lasciata sola”, e che“la guerra in Ucraina avrebbe segnato la fine del mito della grande Russia”, lei che era cresciuta in un mondo in cui a dominare erano solo gli uomini, e a guidarlo solo e soltanto gli Stati Uniti, anche nel modo di far la guerra, spianando, distruggendo, facendo tabula rasa.

Ecco quindi che Belgrado e l’Ucraina appaiono oggi vicine come non mai, legate da un filo sottile che parte ancora una volta da Washington e arriva fino a Kiev, stessi personaggi, stesse dinamiche.  Da una parte  i soliti benefattori, dall’altro, questa volta la Russia.

Riuscirà Putin a smentire la Albright?

Se così fosse, e pare davvero esserlo, questo potrebbe finalmente segnare l’estinzione  delle guerre perbene. Dopo 23 anni.

MARTINA GIUNTOLI

Invitiamo tutti a iscriversi al canale Telegram di Visione TV, con i contenuti esclusivi del nostro inviato in Ucraina Giorgio Bianchi. Per aiutare Visione TV a sostenere le spese per la missione di Giorgio Bianchi, clicca QUI: anche un piccolo contributo è importante!

  • 3398 Sostenitori attivi
    di 10000
  • 3159 Sostenitori