Il missile caduto sulla Polonia, oltre ad aver portato il mondo sull’orlo della Terza guerra mondiale, ha mandato in frantumi un amore. Biden e Zelensky non si parlano più.

O almeno: la sera di mercoledì 16 novembre 2022 – la sera del missile – Biden non ha risposto alla telefonata di Zelensky, che con tutte le sue forze tirava per la giacchetta le pulsioni belliche dell’Occidente. Zelensky insisteva infatti a dire che il missile era russo, mentre si è scoperto quasi subito che veniva proprio dall’Ucraina. Se davvero fosse stato russo, il missile avrebbe potuto configurare un’aggressione armata della Russia contro un Paese della Nato: con le tragiche conseguenze del caso.

Il dettaglio di Biden che chiude il telefono in faccia a Zelensky è all’interno di un lungo articolo della Cnn dedicato alla ricostruzione di quelle ore drammatiche: l’essiccatoio per cereali colpito in Polonia, i due contadini morti, gli interrogativi, la prudenza delle colombe e i fremiti dei falchi, nostrani e non. Merita prendere nota del dettaglio, perché lì dietro c’è un mondo.

Con ogni probabilità il rifiuto di Biden di parlare con Zelensky non segnala la fine della guerra, o almeno non ne segnala la fine immediata. Ma certo indica che la guerra non si allargherà facilmente e che l’atteggiamento di Washington nei confronti di Zelensky è cambiato dopo il missile, e soprattutto dopo le insistenze di Zelensky sul fatto che si trattasse di un missile russo.

Quando Biden non ha risposto al telefono, Zelensky deve aver udito i rintocchi di una campana a morto. In amore, gli Stati Uniti sono cinici. Se un partner non serve più, lo abbandonano al suo destino. Il caso dei curdi è da manuale.

Se vuole sopravvivere politicamente (e forse anche fisicamente), Zelensky deve imparare la lezione. Deve capire cioè che gli Stati Uniti non hanno intenzione di allargare il conflitto. Continueranno a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino: ma nulla più.

Per evitare di essere sedotto e abbandonato come i curdi, ora deve riposizionarsi rapidamente. Deve smetterla di cercare pretesti e sperare in incidenti (o addirittura di crearli?). Così conserverà il posto (e presumibilmente la pelle) almeno finché sarà in grado di combattere la Russia fino all’ultimo ucraino. Esattamente come vogliono gli Usa.

GIULIA BURGAZZI

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