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Mondo16 Novembre 2022

Missile ucraino in Polonia, l’insostenibile leggerezza di Letta e Calenda nel dichiarare guerra mondiale contro la Russia

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la reazione di Enrico Letta e Carlo Calenda dopo il missile caduto in Polonia, evidenziando la loro impulsività. Si discute anche delle conseguenze potenziali di tali dichiarazioni in un contesto di tensione internazionale.
Punti chiave
  • Letta e Calenda hanno reagito senza conoscere i dettagli dell'incidente.
  • Il missile era un sistema di difesa aerea ucraino, non russo.
  • Le dichiarazioni evocavano l'articolo 5 della NATO.
  • Calenda ha descritto la situazione come una vendetta russa.
  • Biden ha confermato la natura dell'incidente ai leader NATO.
L'articolo

Sembrava di sentir passare la carrozza dell’arciduca Francesco Ferdinando ieri sera, martedì 15 novembre 2022, assieme ai passi del suo attentatore Gavrilo Princip nelle vie di Sarajevo.

La situazione ricordava l’episodio da cui scaturì la Prima guerra mondiale, non solo per la notizia in sé del missile caduto sulla Polonia. Ma anche per la rapidità con cui Enrico Letta e Carlo Calenda hanno tentato di arruolarsi (e arruolarci) nella Terza guerra mondiale.

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L’hanno fatto prima ancora di chiarire che cosa fosse successo. Prima cioè di sapere quanto emerso in seguito: il missile veniva dall’Ucraina, non dalla Russia.

Nel frattempo nessun dubbio, da parte di Letta e Calenda. Nessun invito a mantenere i nervi saldi né alla prudenza, in considerazione delle conseguenze e della potenziale reazione a catena che si sarebbe innescata, se un missile russo fosse davvero piombato in Polonia.

Letta e Calenda nemmeno hanno considerato la possibilità di un incidente, se anche il missile fosse davvero arrivato dalla Russia. Un incidente del genere non deve assolutamente accadere. Ma talvolta accade ugualmente, come quando due persone sono investite ed uccise mentre attraversano la strada. O come quando un missile Nato colpì nel 1999 un sobborgo di Sofia anziché la Jugoslavia (1).

In Italia, ieri sera, niente di tutto questo. Nato, Pentagono, Casa Bianca non si erano ancora pronunciati: ma già si era pronunciato il segretario del Pd, Enrico Letta:

Se accade qualcosa di triste, come è ovvio, solidarizziamo tutti con chi ne è colpito. Con la Polonia o, a seconda dei casi, con lo  Zimbabwe o con lo stato insulare di Vanuatu. Però, appunto, non si sapeva ancora cosa di preciso fosse accaduto e già la frase “Quel che succede alla Polonia succede a noi” evocava il famoso articolo 5 della Nato. Ovvero: un attacco armato contro un membro dell’alleanza è considerato un attacco contro tutti i membri dell’alleanza stessa.

Caspiterina, un attacco armato contro la Polonia che comincia facendo esplodere un missile su un essiccatoio per cereali, in un villaggio agricolo di frontiera, uccidendo due contadini! Casomai la Russia avesse voluto davvero attaccare la Polonia e la Nato, non avrebbe magari scelto un bersaglio un pelino più significativo?

Invitiamo i leader politici a twittare in base a certezze, oppure a specificare che sono ancora in corso verifiche, o ancora a cambiare social media manager. Il suggerimento vale anche per Carlo Calenda, segretario di Azione, che si è espresso a ruota:

Ieri sera Calenda aveva già le idee chiare: il missile sull’essiccatoio era la vendetta di una Russia schiumante per le pesanti sconfitte, meritevole di non essere fermata con le carezze, né con gli appelli alla pace.

Chissà se Calenda, fra le sconfitte russe, annovera anche la pioggia di missili appena lanciata da Mosca sulle infrastrutture energetiche dell’Ucraina. La pioggia più forte di sempre: 7 milioni di case senza elettricità, il Paese praticamente paralizzato.

Con calma, e con buona pace dei politici con l’elmetto, la realtà si è fatta strada. Lo ha poi detto anche il presidente statunitense Biden ai Paesi G7 e agli alleati Nato: l’esplosione in Polonia è stata causata da un missile per la difesa aerea dell’Ucraina. Qui sotto, il tweet dell’agenzia di stampa Reuters, fra i primi a pubblicare la notizia.

L’arciduca Francesco Ferdinando è andato via da Sarajevo prima di incontrare il suo attentatore. Che sollievo. Però c’è una domanda da fare a Letta e Calenda.

Ora che sappiamo di chi era il missile, intendono chiedere alla Nato di far scattare il famoso articolo 5 contro l’Ucraina?

GIULIA BURGAZZI

Note:
1) https://www.theguardian.com/world/1999/apr/30/richardnortontaylor.kateconnolly

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