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Notizie28 Dicembre 2021

Anche la Romania contro Bruxelles, rivendica il diritto di non piegarsi ai diktat UE

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la posizione della Romania nei confronti dell'Unione Europea, evidenziando il rifiuto di piegarsi ai diktat di Bruxelles. Si discute anche del conflitto sullo stato di diritto e delle implicazioni per i diritti nazionali.
Punti chiave
  • La Romania si unisce a Polonia e Ungheria contro l'UE.
  • L'UE è vista come un potere sovrastatale dai paesi dell'Est.
  • La Corte di Giustizia UE impone ai giudici romeni di ignorare la Costituzione.
  • La Corte Costituzionale romena richiede modifiche costituzionali per applicare le sentenze UE.
  • La disputa sullo stato di diritto coinvolge anche la Germania e la sua legge nazionale.
L'articolo

La Romania si unisce a Polonia ed Ungheria.  Contesta anch’essa la pretesa dell’Unione Europea di collocarsi al di sopra della legge nazionale.

Più l’UE si pone come potere sovrastatale, più si accentua lo scontro con alcuni Stati ribelli dell’Europa dell’Est. Essi sono anche beneficiari netti del bilancio europeo: incassano da Bruxelles ben più di quanto versano. Ma non chinano la testa, al contrario dell’Italia (da quando è diventata Draghistan, poi…) che paga e tace.

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Le notizie relative allo scontro fra Romania ed UE sono due e fra loro strettamente intrecciate. Nascono dalla disputa su quello che viene chiamato “stato di diritto”. In teoria, l’indipendenza della magistratura dal Governo. In pratica, nell’interpretazione che ne dà l’UE, si tratta di un’indipendenza finalizzata a dare più piena attuazione agli ordini provenienti da Bruxelles.

La prima notizia è una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea datata 21 dicembre. Nasce da un complicato caso giudiziario romeno riguardante reati di corruzione. La Corte di Giustizia UE ha sancito in sostanza che i giudici romeni devono ignorare senza conseguenze disciplinari determinate disposizioni della Corte Costituzionale nazionale, poiché esse contravvengono al diritto UE.

La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea si situa allo sbocco di un complicato caso giudiziario romeno relativo a frode e corruzione. La Corte Costituzionale romena aveva annullato per motivi procedurali le condanne di imputati anche eccellenti: ex ministri, parlamentari. Senza voler entrare nell’intricata vicenda, né nel torto o nella ragione, solo il rispetto delle procedure impedisce che gli imputati siano vittime di arbitri o abusi.

Si arriva così alla seconda notizia, la sentenza della Corte Costituzionale romena a proposito della sentenza della Corte di Giustizia UE. E’ datata 23 dicembre e stabilisce che per dare applicazione a queste disposizioni della Corte UE sarebbe necessario prima modificare la Costituzione.

Praticamente, un braccio di ferro con Bruxelles. Sullo sfondo, c’è una disputa irrisolta a proposito dello stato di diritto fra l’UE e la Germania, nientemeno!, che da mesi e mesi cova sotto le ceneri senza che nessuno sia minimamente intenzionato a farla divampare.

La Corte Costituzionale tedesca nell’estate 2020 ha sentenziato che l’acquisto di titoli di Stato deciso dalla Banca Centrale Europea come contromisura alle ripercussioni economiche dell’epidemia Covid contrasta con la legge tedesca e che il Governo tedesco è tenuto ad impugnarla. Traduzione: anche secondo i giudici tedeschi la legge nazionale è preminente sul diritto europeo.

La Commissione Europea non poteva rimanere insensibile di fronte ad un affronto del genere: e ha aperto una procedura di infrazione contro la Germania. Che risulta tuttora sonnecchiante e priva di conseguenze alcune. Come disse a suo tempo la Merkel, la questione appare risolvibile. Ai comuni mortali appare tuttavia una questione di: o è bianco, o è nero.

A ben scavare, tuttavia, la Merkel ha centrato il vero cuore della vicenda. La disputa sullo stato di diritto riguarda non tanto la gerarchia delle fonti del diritto, quanto piuttosto l’atteggiamento dei Governi nazionali di fronte a Bruxelles.

GIULIA BURGAZZI

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