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Notizie12 Aprile 2022

Nel 2019 esisteva già un antidoto per il Sars-cov 2?

Di ·450 contenuti pubblicati
Martina Giuntoli analizza la possibile esistenza di un antidoto per il Sars-Cov2 già nel 2019, evidenziando studi precedenti sui coronavirus. Si discute anche della connessione tra la creazione del virus e la ricerca su vaccini per l'HIV.
Punti chiave
  • Esistono studi su antidoti per coronavirus già nel 2019.
  • Documenti militari indicano cure efficaci contro il Sars-Cov2.
  • Il peptide inibitore di fusione EK1 era noto dai tempi della MERS.
  • Montagnier suggerì collegamenti tra Sars-Cov2 e HIV.
  • Possibile sviluppo di un vaccino per l'HIV nelle stesse strutture del virus.
L'articolo

Più volte in questi due anni abbiamo avuto modo di mettere in dubbio le tempistiche ufficiali relative sia alla creazione del patogeno Sars-Cov2, sia alla sua diffusione. Adesso, però,  a dover essere messo in dubbio non è più la narrativa della creazione del virus, quanto piuttosto lo studio e la creazione di un antidoto per la famiglia dei coronavirus, studio questo che compare già su articoli peer-reviewed  nell’aprile del 2019. Un po’ in anticipo rispetto al Sars-cov2, non trovate?

In documenti militari presentati al pubblico attraverso la voce di James O’Keefe di Project Veritas, qualche mese fa  avevamo già  messo in luce una possibile discrasia tra quanto ufficializzato a proposito delle cure contro il covid e quanto invece  rivelato da un ex marines, il quale aveva condiviso documenti militari nei quali si legge chiaramente che già dalla primavera 2020 ivermectina, idrossiclorochina e interferone erano definiti come “antidoti possibili ed efficaci” contro l’infezione da sars-cov2.

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A quanto pare, adesso invece lo studio  degli antidoti per la famiglia dei coronavirus umani è stato condotto e portato a termine con successo un anno esatto prima di quanto riportato nei documenti mostrati a Project Veritas. Pensandoci bene infatti, se prendiamo per buona la versione del virus creato artificialmente e intenzionalmente rilasciato, chi metterebbe in giro un virus senza essersi prima premurato di avere a disposizione un antidoto che sia almeno in grado di mettere a riparo coloro che  maneggiano il patogeno e che comunque gestiscono la regia degli eventi ai piani alti? Molto probabilmente nessuno. Tra le altre cose, un antidoto funzionante, noto come peptide inibitore di fusione EK1, era già ampiamente  noto ai tempi della MERS e del SARS COV1.

Ma c’è molto di più: il sars-cov2 potrebbe essere stato non solo creato in laboratorio, cosa che ormai sembra trovare più conferme che smentite, ma anche creato secondo una precisa “ricetta”, che pare collegare le parole di Montagnier alla questione dell’antidoto.

Se richiamiamo alla mente infatti le parole del premio nobel tristemente scomparso nel febbraio scorso, ricorderemo sicuramente che quando ebbe modo di studiare il sars-cov2 all’inizio della pandemia,  disse di aver trovato aree che corrispondevano inequivocabilmente al virus dell’HIV, da lui scoperto e studiato molti anni prima. La comunità scientifica liquidò la questione come semplice casualità, mentre  la presenza di tali inserti specifici alimentò il dubbio di Montagnier, il quale anzi utilizzò proprio questo dato sospetto per dar conferma alla sua convinzione secondo la quale il Sars-Cov2 fosse stato creato artificialmente in laboratorio.

Ebbene, sembrano girare voci insistenti secondo le quali il virus sarebbe stato creato esattamente dove si stava studiando un vaccino per l’HIV, quindi in ambienti in cui l’HIV era ampiamente studiato e conosciuto dai ricercatori.  Ed è proprio in tale ambiente, che gli studiosi, nel creare il virus, si sarebbero premurati di aggiungere quanti più inserti di HIV possibili, poichè già erano in possesso per l’ HIV di un peptide inibitore di fusione che li potesse mettere a riparo in caso di pericolo. E come sarebbe possibile?

Dunque, la versione ufficiosa si collegherebbe a quando si creò il primo peptide inibitore di fusione approvato dall’FDA, il Fuzeon, il quale almeno su carta bloccava  l’HIV. Gallaher ipotizzò che si potessero trovare peptidi inibitori di fusione che funzionassero sia per l’HIV che per i coronavirus umani, cosa poi verificata nel 2004 da altri ricercatori.

Se questa strada è la strada giusta, allora avremmo un antidoto  già in nuce per lo meno da 15 anni prima del rilascio del sars-cov2. Non solo. In contemporanea scopriamo che forse avremmo anche un vaccino per l’hiv, casualmente rilasciato poco dopo il virus e probabilmente sviluppato nelle stesse strutture.

Troviamo a questo punto una ragione inconfutabile per sostenere che la spike dell’HIV si sarebbe creata e selezionata in maniera naturale e non sarebbe stata creata in laboratorio, perché ad oggi, forse questa certezza sembra del tutto venuta meno.

MARTINA GIUNTOLI

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