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Notizie9 Marzo 2022

La nuova normalità del CDC: mascherine e vaccini a vita?

Di ·450 contenuti pubblicati
Martina Giuntoli analizza le dichiarazioni di Rochelle Walensky del CDC sugli approcci preventivi contro il covid-19. Si discute anche dell'efficacia delle misure adottate e delle implicazioni per la salute pubblica e l'economia.
Punti chiave
  • Rochelle Walensky suggerisce un approccio annuale per il covid-19.
  • L'uso di mascherine potrebbe essere necessario durante la stagione fredda.
  • Le misure preventive non hanno mostrato grande successo nella pratica clinica.
  • L'approccio vaccinale ha fallito nella prevenzione e gestione dei sintomi.
  • Si evidenzia un possibile ridisegno geopolitico legato alla pandemia.
L'articolo

Il CDC Usa torna a parlare di covid 19 per bocca del suo direttore, Rochelle Walensky. Come aveva a lungo preannunciato, in una recente intervista a NBC news, la dottoressa fa passare  la concreta ipotesi che del sars-cov2 non ci libereremo mai del tutto,  e che sarà necessario intraprendere un approccio preventivo annuale per garantire il controllo sulla diffusione epidemiologica. Potrebbe essere addirittura necessario tornare ad indossare mascherine di tanto in tanto, a seconda dell’andamento della curva.

“Durante la stagione fredda sarebbe buona pratica indossare la mascherina per proteggersi  anche dall’influenza, oltre che dal covid e da qualsiasi altra malattia di origine respiratoria“, ha aggiunto.

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Le sue parole non sono  esattamente quello che la gente avrebbe voluto sentirsi dire,  dopo più di 24 mesi trascorsi in mezzo a test, regole, lockdown e soprattutto proibizioni, alcune delle quali davvero pesanti da digerire, e quasi mai rispondenti a reali necessità epidemiologiche.

Sembra incredibile, ma dopo più di due anni l’establishment politico e medico continua a difendere l’indifendibile, nonostante numerosi articoli peer-reviewed pubblicati su prestigiose riviste e scritti da altrettanto prestigiosi autori, sostengono, dati alla mano, che esistono cure precoci  efficaci e che il covid 19 non è poi così pericoloso se approcciato nel giusto modo e nei giusti tempi. O meglio, non più pericoloso di quanto non lo sia mai stata l’influenza.

Non sono solo le evidenze scientifiche ad essere in contrasto con quanto detto dalla Walensky, perchè anche gli approcci di ordine preventivo non sembrano aver avuto grande successo.  L’uso di mascherine, distanziamento e vaccinazione si sono dimostrati nella pratica clinica assolutamente indifferenti per la diffusione del sars-cov 2, mentre si sono rivelati altamente pericolosi per la salute psicologica dei soggetti  più fragili e per l’economia sia locale che globale.

Quindi, l’idea stessa di allargare  le stesse misure preventive del covid 19  all’influenza e alle altre infezioni polmonari o bronchiali in pazienti la cui storia clinica non espone a complicazioni del quadro sintomatico diventa a questo punto una vera e propria follia che poco ha a che vedere con la scienza, ma altro non è che una conferma di quanto a lungo sospettato da chi ritiene il covid 19 una vera e propria operazione geopolitica per ridisegnare il mondo ed i suoi equilibri.

Non ultimo certamente in ordine di importanza si ricorda come anche  l’approccio vaccinale sembra aver fallito completamente nella sua missione, sia da un punto di vista di prevenzione dell’infezione, sia nella gestione dei sintomi una volta contratta l’infezione. Alla fine, non solo i dati hanno mostrato come i vaccinati anche con tripla dose si ammalavano ugualmente, ma anche che gli stessi non riscontravano alcun beneficio effettivo sulla severità dell’infezione contratta in seguito alla vaccinazione.

Ora la Walensky ci presenta in maniera chiara,  palese, evidente quella nuova normalità: dati ed esperienza alla mano, saremo davvero disposti ad adeguarci?

MARTINA GIUNTOLI

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