CDC Usa: i tamponi non distinguono tra covid e influenza. Ritirati dal 31 dicembre?

tamponi cdc

Ormai molte delle tesi dei cosiddetti complottisti  stanno  trovando  un  riscontro di verità nel mondo distopico degli ultimi due anni. Così pare accadere anche con la diagnostica PCR, una tecnica messa a punto da Kary Mullis, scienziato californiano scomparso nel 2019, che  nel 1993 gli valse il premio nobel per la chimica.

La PCR, in buona sostanza, è una tecnica che permette l’amplificazione in vitro di piccole porzioni di DNA a partire dall’RNA, per consentirne lo studio, e per essere affidabile deve essere utilizzata a bassi cicli di amplificazione.  I campi di applicazione sono molteplici, vanno dalla microbiologia, alle scienze forensi, alla microbiologia ambientale.

Nel febbraio 2020 viene approvato in emergenza il test PCR come gold-standard per la diagnosi di positività al virus Sars-Cov2, e da allora il  cosiddetto tampone viene utilizzato su scala mondiale a scopo diagnostico. E’ fondamentale ricordare questo, poichè la positività dei soggetti, i trattamenti, le quarantene, gli isolamenti, praticamente tutto in medicina ed in politica viene deciso in base ai risultati ottenuti con questa tecnica. Da due anni, il mondo intero si è fermato per dati epidemiologici basati su questi numeri, quindi verificare  se questi numeri siano reali o falsati diventa oggi di vitale importanza.

Molti scienziati già a partire dallo scorso anno avevano contestato la metodica, giudicandola altamente inattendibile, e addirittura la BPA, Bulgarian Patology Association,    si espose dicendo che   “(…) nonostante il mondo intero si affidi alla PCR, la scienza parla chiaro, la metodica non si può utilizzare per scopi diagnostici(…)”. In realtà l’associazione di ricercatori bulgari non sosteneva nè più nè meno  quello che lo stesso Mullis aveva a suo tempo spiegato a lezione con alcuni studenti che ponevano domande sull’utilizzo dei tamponi PCR.

Mullis fa intendere chiaramente che la tecnica PCR non è stata inventata con lo scopo diagnostico, visto che “(…) se ben fatta, con i cicli di amplificazione desiderati, si può trovare qualsiasi cosa in qualunque essere umano (…)” Lo scienziato aveva  a suo tempo sollevato la questione in merito al rilevamento dell’HIV, affermando che “(…) utilizzare la PCR per identificare il virus HIV nei soggetti, produce falsi positivi che poi puntualmente non hanno anticorpi nel sangue(…)”, questione che lo portò allo scontro diretto con la comunità scientifica e alla derisione dei soliti noti, uno sopra tutti Anthony Fauci.

Da qui l’idea che essere positivi non significhi essere malati, o che essere positivi ma asintomatici forse significa che un’amplificazione elevata della PCR ha fatto positivizzare tamponi non altrimenti positivi, comincia a suonare credibile e assolutamente plausibile. Perchè quindi non valutare la positività con un test sierologico che ricerchi gli anticorpi su sangue? Potrebbe evitare falsi positivi e circoscrivere i dati epidemiologici con maggiore precisione. Eppure, la federazione italiana medici li ritiene inutili anche in caso di decisionalità vaccinale.

Quindi, arriviamo al 21 luglio 2021, data in cui il CDC pubblica un avviso indirizzato a tutti i laboratori che si occupano di screening per il sars-cov2, ricordando che dal 31 dicembre non avrebbero più potuto utilizzare i tamponi PCR come metodo diagnostico, approvato in via emergenziale nel febbraio dello scorso anno. La ragione? Semplice. Si legge testualmente da comunicato “(…) il test finora utilizzato non può distinguere con certezza il sars-cov2 dalle varie forme influenzali e visto che ci si avvia nella stagione invernale, per risparmiare tempo e offrire un servizio migliore, è importante passare ad altri test che differenzino le due forme virali(…)”. 

Deduciamo che dal mese di luglio i laboratori di tutto il mondo dovrebbero essere a conoscenza del fatto che la diagnostica per il sars-cov2 deve necessariamente utilizzare altri sistemi, i cosiddetti sistemi multipli,  e sarebbe oltremodo interessante sapere come i centri pensano di organizzarsi. Siamo sicuri che tutti prenderanno in considerazione quanto comunicato nell’avviso del CDC, eliminando tamponi rapidi e molecolari dalle loro opzioni?

In un mondo dove la nostra esistenza e soprattutto la democrazia delle nostre istituzioni si basa su questi numeri, saperlo diventa per noi vitale.

Ci chiediamo se tutto questo sarebbe mai potuto persino iniziare se il dottor Mullis fosse stato ancora tra noi, lui che sosteneva “Sono uno scienziato, non sono il salvatore del mondo. Mi interessa solo la verità”.
Probabilmente no. Non così agevolmente .

MARTINA GIUNTOLI

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