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Notizie20 Gennaio 2023

Il Parlamento Europeo vuole processare Putin

Di ·642 contenuti pubblicati
Il Parlamento europeo vuole processare Putin
Giulia Burgazzi analizza la risoluzione del Parlamento Europeo che chiede di processare Putin e Lukashenko per crimini di guerra. Si discute anche delle implicazioni di requisire i beni russi congelati e della necessità di un nuovo tribunale internazionale.
Punti chiave
  • Il Parlamento Europeo vuole processare Putin e Lukashenko per crimini di guerra.
  • La risoluzione è stata adottata con 472 voti favorevoli.
  • Non ha effetti pratici immediati, richiede l'azione della Commissione Europea.
  • Si propone di requisire i beni russi congelati dalle sanzioni.
  • Si discute della creazione di un tribunale internazionale alternativo all'Onu.
L'articolo

Quasi come un sol uomo, il Parlamento Europeo vuole processare Putin e Lukashenko, la Russia e la Bielorussia, per la guerra in Ucraina e per crimini di guerra. Spinge inoltre affinché vengano requisiti e dati all’Ucraina i beni che la Russia detiene all’estero e che ora sono congelati dalle sanzioni.

LA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Questo è il senso della risoluzione adottata ieri, giovedì 19 gennaio 2023, con maggioranza travolgente. Esito della votazione: 472 sì, 19 no e 33 astensioni. Non erano in aula altri 181 eurodeputati: che non sono pochi. Il numero comprende anche le assenze diplomatiche? Il timore che dopo un no o un’astensione si sarebbe verificato l’equivalente della crocifissione in sala mensa dei film di Fantozzi? Tuttavia evitare di votare, se qualcuno l’ha davvero fatto, non si sta dimostrando una precauzione insufficiente. I socialisti bulgari erano tutti assenti. La stampa specializzata in vicende europee sta già scatenando la bufera sul loro capo.

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La risoluzione non ha effetti pratici immediati. Il Parlamento Europeo è un caso a sé rispetto ai parlamenti occidentali, perché vota ma – da solo – non decide nulla. In questo caso infatti si invoca l’azione della Commissione Europea.

Però la risoluzione merita qualche riga perché contiene implicitamente la richiesta di rottamare gli strumenti di diritto internazionale finora condivisi praticamente dal mondo intero. Ovvero, punta a spaccare il mondo in due parti – i buoni e i cattivi – privi di rapporti fra loro.

REQUISIRE I BENI RUSSI: IL MONDO SUDDIVISO TRA BUONI E CATTIVI

La considerazione vale innanzitutto per l’ipotesi di requisire i beni della Russia ora congelati dalle sanzioni. La Commissione Europea fa le fusa da tempo a questa prospettiva. Non ha ancora agito perché il diritto internazionale non lo consente.

Ma cosa accadrebbe se  l’Unione Europea gettasse – diciamo – il cuore oltre l’ostacolo e seguisse il suggerimento della mozione? Accadrebbe che nessuno si fiderebbe più a possedere un solo spillo all’estero, al di fuori della cerchia (che tuttavia potrebbe essere soggetta a mutamenti) dei Paesi amici.

Non vorrebbero avere più nulla all’estero coloro che, se russi, sono definiti oligarchi e, se occidentali, imprenditori. Anche le banche centrali non si fiderebbero più. Con prevedibili ripercussioni sulla riserva valutaria, cioè sui depositi in moneta straniera dai quali si attinge per condizionare i tassi di cambio e salvaguardare la valuta nazionale.

QUALE TRIBUNALE INTERNAZIONALE?

Quanto al tribunale per processare Russia e Bielorussia, il punto è l’Onu. Esiste già la Corte Penale Internazionale, che appunto persegue i crimini di rilevanza internazionale. La Russia però non ne riconosce la giurisdizione. Quindi la Corte non può processare la Russia.

Se si vuol processare la Russia, bisogna istituire un altro tribunale internazionale. Un passaggio del genere comporta però (o almeno, finora ha comportato) una decisione dell’Onu, in seno alla quale la Russia ha diritto di veto. Di conseguenza, la risoluzione chiede che – in attesa di sbloccare il prevedibile stallo – si istituisca un’apposita a procura ad interim. Praticamente, un tribunale fai-da-te.

Un tribunale del genere equivale a rottamare l’Onu, che certo ha stramila difetti ma che costituisce anche l’organizzazione intergovernativa nella quale si possono discutere le controversie internazionali. E rottamare l’Onu significa spaccare in mondo in due parti, appunto: di qua i buoni, di là i cattivi.

A sua volta spaccare il mondo, in una situazione da Terza guerra mondiale come quella che stiamo vivendo, può voler dire mandarlo tutto quanto in frantumi.

GIULIA BURGAZZI

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