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Notizie11 Agosto 2021

“Zitti e buoni!”: dietro al fenomeno Måneskin

Antonello CrestiDi Antonello Cresti·Saggista, conferenziere ed agitatore culturale·60 contenuti pubblicati
Antonello Cresti analizza il fenomeno Måneskin, evidenziando come la band rappresenti un veicolo di disvalori per l'industria discografica. Si discute anche del revival del glam rock e della superficialità della loro proposta musicale.
Punti chiave
  • I Måneskin non vincono per caso, ma sono scelti dall'industria discografica.
  • La band promuove messaggi di conformismo travestiti da ribellione.
  • Il loro stile richiama il glam rock degli anni settanta.
  • Il revival del passato è depotenziato e svuotato di significato.
  • Il rock viene ucciso una seconda volta dalla superficialità dei Måneskin.
L'articolo

Non si vince Sanremo, l’Eurofestival per caso. Soprattutto quando si è una band, italiana, e per giunta “rock”.

Non si entra di prepotenza nelle classifiche statunitensi per caso.

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Non si desta l’interesse di personaggi come Iggy Pop per caso.

E, no, mi spiace, tutto ciò non avviene perché si è in possesso di un tale talento in grado di smuovere le montagne.

Se i Måneskin sono stati capaci di raggiungere in poche settimane tutti i successi appena descritti, soprattutto da una posizione “periferica” come quella italiana, significa che l’intera industria discografica li ha scelti come assoluta priorità per veicolare i disvalori a cui è interessata.

L’armamentario ideologico a cui questi quattro ragazzotti si inchineranno è sostanzialmente sempre il solito e, da qui a breve, li vedremo in prima fila a fungere da testimonial nei confronti di qualsiasi messaggio di ordine: già adesso li abbiamo visti rilasciare dichiarazioni sulla necessità di una sessualità “fluida”, li abbiamo visti definire come “terrapiattisti” tutti coloro che non desiderassero sottoporsi al vaccino sperimentale, abbiamo ammirato la loro effige in migliaia di manifesti che significativamente recavano la scritta “Zitti e Buoni!”.

Usurato è anche il cortocircuito secondo cui il conformismo debba essere veicolato attraverso ciò che viene venduto come “ribelle” e “trasgressivo”, e i Måneskin, con le loro tutine attillate e con le loro linguacce non fanno eccezione. Comportamenti che andrebbero forse bene per una festa alle elementari, ma tant’è…

Vi è però un aspetto interessante del fenomeno e, per ora, unico nel suo genere: genericamente la religione del Capitale Assoluto promulga una obsolescenza brevissima delle sue merci e mode, in modo da garantirsi una falsa contrapposizione generazionale e, in generale, un rifiuto del passato in favore del “nuovo”.

Ovviamente il “nuovo” autodichiarato tale altro non è che che una squallida riproposizione del già visto indirizzata a plebi senza memoria e dunque non in grado di afferrare questa falsificazione. Si pensi ad Achille Lauro che scimmiotta malamente David Bowie nell’estasi dei giornalisti.

Però si parla di nuovo.

Coi Måneskin, invece, si gioca esplicitamente a far tornare in auge il passato. E questi quattro ragazzotti, in effetti, appaiono come una band di dilettanti che tentano di imitare le band glam rock degli anni settanta. Stessa estetica, stesse soluzioni stilistiche. Il video della loro “I wanna be your slave” sembra provenire dal 1973. Non è però inoffensivo revival… Un mondo che, in quanto “vecchio”, verrebbe rifiutato aprioristicamente dai teenagers, che viene accettato proprio in virtù del depotenziamento portato avanti dalla band romana.

Il loro dilettantismo, la loro pochezza, è funzionale a svuotare di ogni significato il passato. L’estetica del glam rock, che possedeva un senso e una poetica, diventa una sorta di Carnevale da adolescenti, ed è dunque un mero meccanismo di superficie, pronto ad aderire alla propaganda di questi giorni.

Coi Måneskin, il rock, già dichiarato morto più volte, viene ucciso una seconda volta.

ANTONELLO CRESTI

Antonello Cresti
AUTORE
Antonello Cresti
Saggista, conferenziere ed agitatore culturale. Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l’Università di Firenze. Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album. Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura. E’ ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale. Collabora con numerose testate giornalistiche nazionali tra cui CulturaIdentità e Optimagazine. E’ fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico. E' Vicepresidente Nazionale di Ancora Italia
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