Alla presenza di oltre 50 capi di Stato e di governo, da ieri fino a giovedì nella cittadina della Svizzera tedesca di Davos si terrà il Forum economico globale, l’appuntamento economico più importante dell’anno.

Il World Economic Forum sceglie di abbracciare il rito della Madonna Pellegrina del momento, inaugurando l’apertura dei lavori con un intervento, in video conferenza, dell’ormai onnipresente Zelensky, presidente ucraino.

Ebbene si, fuori la Federazione russa, i riflettori sono puntati tutti su di lui: il primo giorno dei lavori, in tipica t-shirt militare, eccolo parlare dal suo bunker al World Economic Forum, assieme a politici , intellettuali, governanti e manager di aziende multimiliardarie.

Dopo la sua  apparizione a  Cannes di qualche giorno fa, rieccolo ad un evento che lo scaraventa, a forza, sotto le luci della ribalta, al centro dell’attenzione pubblica.

Per essere il presidente di una nazione in guerra, la sua agenda mondana sembra davvero essere variegata e fitta di appuntamenti: al contrario, perpetui sono i contenuti del suo discorso, che si limitano a ripetere sempre gli stessi mantra anti-Russia.

“Parliamo con la Commissione europea, il Regno Unito, l’Onu : serve sbloccare i nostri porti marittimi, tutte le banche russe siano escluse dai sistemi globali.  Da soli non possiamo lottare contro la Russia”
Il presidente ucraino ha chiesto il ritiro completo di tutti gli investimenti dei paesi europei  in Russia, in modo “che non vengano utilizzati per gli “interessi sanguinari” di Mosca”.

“Il mondo è a un punto di svolta, non solo a parole -ha sottolineato il presidente ucraino- oggi si decide se la forza bruta governerà il mondo”.

Ha strigliato, insomma, l’Unione Europea, spaccata nelle sue decisioni, nel suo continuare a fare affari con il nemico, al contrario di Stati Uniti e Inghilterra che hanno avuto una linea più decisa.

Dopo la paternale all’Europa, Zelensky è arrivato al punto, alla ciccia, come si dice, del suo intervento: la richiesta di soldi.

“Abbiamo bisogno di tutte le armi che chiediamo, non solo di quelle fornite, per questo l’Ucraina ha bisogno di finanziamenti, dobbiamo resistere. dobbiamo pensare alla ricostruzione. Ognuno di voi potrà svegliarsi al mattino chiedendosi: cosa posso fare per l’Ucraina oggi?”

La sostanza sta proprio in questo, l’argomento ” ricostruzione”, che qualcuno già stima essere superiore ai 500 miliardi di dollari:  il Paese beneficiario dei progetti non avrà né la capacità industriale, né le imprese per garantirsi da solo la propria ricostruzione seppure con risorse altrui. 

Ed  è proprio qui che entrano in gioco gli interessi e il coinvolgimento dell’UE, visti gli avvicinamenti e i contatti diplomatici di questi ultimi giorni.

C’è da dire che oltre la propaganda antirussa di Zelensky, il sentimento antirusso è palpabile: interventi di denuncia, discussioni sulla guerra, allestita nell’auditorium  anche una mostra fotografica e video intitolata la “Casa dei crimini di guerra russi”.

Solo l’anno scorso Klaus Schwab, fondatore e tuttora organizzatore del Forum, definiva «essenziale» la voce di Vladimir Putin, sostenitore del dialogo con l’élite russa,” necessario per porre le basi di un mondo più ricco e pacifico”.

Lo ha ammesso lo stesso New York Times,  il mondo è cambiato globalizzazione, liberalismo, capitalismo sembrano sotto attacco.

Lo stesso Forum, per sua impostazione tutta incentrata sul modello politico ed economico dell’Occidente, lontanissimo da Paesi come la Cina , sembra essere sempre meno importante, prestigioso, influente.

Insomma un’ inutile assemblea di miliardari ricchi, potenti,  famose che fanno grandi propositi, progettano ma poi non concludono niente, per il quale è stato coniato un termine ad-Hoc: Davos Men.

ANTONIO ALBANESE

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