Di qua i buoni, di là i cattivi: il copione lo abbiamo già visto con la Libia di Gheddafi, quando il colonnello venne dipinto come un mostro a reti unificate, salvo poi accorgerci che chi l’ha rovesciato tanto buono non era (basti ricordare l’orrendo linciaggio dell’ambasciatore americano Stevens a Bengasi). Con Putin si ripete lo stesso copione: il presidente russo presentato come l'(ennesimo) Hitler del XXI secolo mentre Zelensky viene dipinto come una specie di eroe.

E’ ovviamente una fiction in stile hollywodiano. A smascherare Zelensky è una delle figure più interessanti del panorama politico statunitense: Tulsi Gabbard. Democratica e di origini indiane come Kamala Harris, è tuttavia agli antipodi della vice di Biden, ed è da molti considerata una specie di “Trump” in gonnella. Bene, cosa ci dice la rappresentante democratica dello Stato delle Hawaii? Che quella di Zelensky non è una democrazia.

Cosa ci racconta Tulsi? Che Zelensky ha chiuso le tre televisioni che criticavano la sua politica, che ha fatto imprigionare il capo dell’opposizione, e ha fatto mettere in galera tutti i leader di quel partito. “Le stesse cose di cui è stato accusato Putin – conclude Tulsi Gabbard – ma l’Ucraina ha fatto questo con l’appoggio degli Stati Uniti”.

Zelensky è un personaggio da fiction, come lo sono stati tanti “eroi” mediatici che alla prova dei fatti si sono rivelati peggiori del “cattivone”: abbiamo l’esempio in casa con Di Pietro.

Zelensky è un ex attore ( qui una delle sue performances più note) che poi finì a interpretare il presidente perfetto in una fiction. Grazie a questo si vide eletto al ruolo, che sarebbe come affidare le indagini per un omicidio a Don Matteo. E da lì la costruzione mediatica dell’eroe.

L’eroe col villone a Forte dei Marmi nel quartiere russo (in vacanza tra i nemici quindi), l’eroe che ha imposto la legge marziale ai suoi compatrioti vietando ai maschi abili di lasciare il Paese quando lui, con tutta probabilità, è fuggito a Leopoli, ovvero a due passi dalla Polonia. Un uomo che sta rigettando la pace nonostante i colloqui, perché si è innamorato del ruolo mediatico dell’eroe. Ha scarcerato delinquenti, ora assolda mercenari, oltre ovviamente a servirsi delle milizie naziste di Pravy Sektor e del battaglione Azov.

Se Putin, col suo passato da agente del KGB, è perfetto per il ruolo di villain da film di James Bond, Zelensky, l’attore diventato eroe di guerra, pare uscito da una favola cinematografica. E’ perfetto per il ruolo dell’ “eroe per caso” che abbiamo visto in tanti film.

Ma questo non è un film e Zelensky non è il “buono”. O se lo è, non è poi così buono. E’ un altro che vuole avere i monumenti in piazza a Kiev, costi quello che costi. Costi anche la distruzione dell’Ucraina.

ANDREA SARTORI

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