di Matteo Gazzolo.
Loro non vogliono più essere discriminati, non vogliono più essere offesi, derisi, criticati e attaccati per il loro modo di essere e di vedere il mondo. Giusto, sono con loro al 100%. Non scherzo! Ma perché loro possono discriminare, offendere, deridere, criticare e attaccare chi non vede il mondo come loro?
Alle Olimpiadi va in scena una parodia dell’ultima cena in versione “woke”. Un momento sacro per i cristiani che diventa occasione di derisione, una espressione di repulsione verso il credo religioso di centinaia di milioni di persone. Perché questo è lecito, bello, buono, divertente?
Ricordo uno dei tanti gay pride in cui le drag queen sfilavano davanti a uno di loro messo in croce, con tanto di legni, corona di spine, eccetera, tutti con dei grandi vibratori in mano che venivano sventolati allegramente davanti al crocefisso. E se loro venissero derisi in quel modo? Chi si azzardasse sarebbe un omofobo, un fascista, un patriarca, sessista, violento. Loro no? Loro sono solo allegri? Sono davvero buoni?
“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, fu detto proprio dal Cristo, precetto mai applicato ancora, né dai suoi cosiddetti seguaci, né dai suoi detrattori. Siamo ancora in attesa di un mondo davvero tollerante con tutte le diversità. Per ora, nel dileggio insistito, ossessionato, feroce e livoroso della nuova ondata woke, prendo atto che siamo solo caduti dalla padella nella brace.
E così siamo caduti da un eccesso di repressione all’eccesso di una repressione opposta. Allegra ma tragica, violenta nel riso, nei contenuti, nella forma, nella sostanza che dice “mi scaglio contro di te”. Abbiamo perso tutti, in questo modo. Tutto come al solito, sempre la stessa sconfitta: vince l’odio.


















