Wikipedia: la “vaporizzazione” di De Donno e il rischio delle enciclopedie digitali

De Donno è stato “vaporizzato”. Pochi giorni dopo la sua tragica scomparsa da questa terra. Il medico che salvava i malati col plasma è scomparso anche da Wikipedia, l’“enciclopedia libera” che è a oggi la piattaforma che ha egemonizzato quel sapere che in età analogica era demandato all’Enciclopedia Britannica o alla Treccani.

Sparire da Wikipedia significa sparire dalla possibilità di essere conosciuti, significa sprofondare nell’oblio. La pagina è stata poi riattivata ma riempita di falsità sul suo conto. Le sue colpe sono ben note.

Chi ha letto 1984 di Orwell sa che si tratta di “vaporizzazione” sa bene che alcuni personaggi scomodi venivano poi resi come mai esistiti da appositi ministeri: Orwell in realtà non fa altro che riprendere una tecnica antica come il mondo, ovvero la damnatio memoriae. Si sa come i faraoni egizi facevano scalpellare dai cartigli i nomi dei loro predecessori, o come il Senato romano decretata la distruzione di tutte le immagini di imperatori considerati per decreto “indegni”. O come, in epoca più recente, Stalin abbia fatto rimuovere dalle fotografie di personaggi caduti in disgrazia. Però in età analogica qualche immagine o iscrizione sfuggiva alla distruzione e quindi abbiamo ancora immagini del “faraone eretico” Akhenaton o di Nerone o di Trotzky, magari perché nascoste da qualche parte.

L’era digitale sta cercando di accentrare tutto il potere in un’unica fonte digitale: quello che noi leggiamo e vediamo non è “nostro” ma ci è “dato in prestito”. E basta un click per cancellarlo per sempre mentre con le fonti materiali è possibili una ricostruzione quantomeno parziale. Lo stesso pericolo che molti vedono nella moneta digitale, ovvero il click che cancella i conti in banca dei “dissidenti”, è anche lo stesso del “sapere digitale” specie se concentrato in mano praticamente a un’unica fonte quale Wikipedia.

Quella di De Donno non è la prima voce “vaporizzata” da Wikipedia. Altri esempi sono quelli del cantautore Sköll, reo di avere simpatie di destra, e più recentemente del saggista Antonello Cresti, che si è scagliato contro la narrazione pandemica.

Ovviamente Wikipedia adduce motivi di “non enciclopedicità” delle voci. Con la riattivazione il suo caso diventa simile a quello di un altro medico controcorrente, Giulio Tarro, la cui voce non è stata cancellata ma opportunamente modificata e quello che poco prima era l’allievo di Sabin che aveva isolato il vibrione del colera è diventato una specie di stregone che sarebbe stato rinnegato dallo stesso Sabin.

Questi metodi sono già comunque in vigore in Cina, la nazione oramai presa ad esempio dai nostri governanti, dove le proteste di Piazza Tienanmen del 1989 semplicemente non sono mai esistite, non comparendo in alcun motore di ricerca cinese. Chissà se prossimamente importeremo anche i laogai.

ANDREA SARTORI

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