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Notizie30 Maggio 2022

Vietare il petrolio russo solo se arriva via nave. Il cetriolone di Bruxelles all’Italia

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la recente decisione dell'Unione Europea di vietare l'importazione di petrolio russo via nave, evidenziando le implicazioni per l'Italia. Si discute anche della posizione dell'Ungheria e delle difficoltà economiche per gli Stati membri.
Punti chiave
  • L'UE vieta il petrolio russo solo se arriva via nave.
  • Il petrolio russo rappresenta il 10% delle importazioni italiane.
  • L'Ungheria minaccia di porre il veto al divieto.
  • Ursula von der Leyen giustifica l'importazione di petrolio russo.
  • Il compromesso europeo mira a soddisfare gli Stati Uniti.
L'articolo

L’Unione Europea si prepara a vietare l’importazione del petrolio russo via nave, ma a consentire agli Stati membri di continuare ad acquistare il petrolio russo che arriva via oleodotto. Il cetriolone europeo per l’Italia – l’ennesimo cetriolone – è riassunto dalla mappa che mostra la rete degli oleodotti europei, redatta dalla società che gestisce quelli della Repubblica Ceca.

mappa rete oleodotti europa russia

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Eh già. La Russia è il principale fornitore di petrolio dell’Unione Europea, ma la rete degli oleodotti che conducono il petrolio russo nell’UE, e che continuerà a funzionare, bacia soltanto Lituania, Polonia, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria. Anche la linea verde che, sulla mappa, va dalla Repubblica Ceca a Trieste rappresenta un oleodotto: ma non porta petrolio russo in Italia. Porta invece a Nord, verso l’Austria e la Germania, il petrolio scaricato a Trieste dalle petroliere, che siano russe (e che presumibilmente non arriveranno più) oppure no.

E’ russo il 10% del petrolio importato in Italia: e non sarà facile rimpiazzarlo. Adieu, e il portafoglio già piange pensando al prossimo pieno di benzina.

Il compromesso in preparazione a Bruxelles sul petrolio russo discende da un lato dalla volontà di molti Stati UE di dire signorsì a Washington e di estendere le sanzioni alla Russia a costo di danneggiare ancor più gravemente l’economia europea; dall’altro lato, dalla insormontabile opposizione dell’Ungheria di Orban.

L’Ungheria non rinuncia al vitale petrolio russo, ed è disposta a porre il veto che renderebbe impossibile approvare il divieto di importarlo. Però l’Ungheria riceve tutto il suo petrolio attraverso un oleodotto: non è toccata dagli autolesionismi altrui relativi all’attracco delle petroliere.

In questo quadro, va notata la supercàzzola pronunciata dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, di fronte alle telecamere dell’emittente statunitense MSNBC. Al quarto minuto del video inizia la parte saliente: quella in cui la conduttrice la porta a parlare di sanzioni sul petrolio.

Alla constatazione che l’UE continua ad importare petrolio russo (e che presumibilmente alcuni Stati UE continueranno a farlo, si può aggiungere), Ursula von der Leyen risponde che se l’UE smettesse completamente di acquistare petrolio russo, la Russia lo venderebbe ad altri sul mercato internazionale, e ad un prezzo più alto, ottenendo così più soldi per proseguire la guerra in Ucraina.

Insomma, per danneggiare la Russia l’UE deve acquistare petrolio russo, ma solo in modica quantità. E il petrolio che serve all’Italia fa parte di quello sacrificabile per ottenere un (mezzo) sorriso dallo Zio Sam.

GIULIA BURGAZZI

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