Che tirasse aria di reati di opinione si era già capito da un pezzo: in Parlamento si discutono ormai da anni leggi vòlte ad impedire che si critichi o ci si opponga a questo o quello. Tutto, naturalmente, sotto la decorosa patina della protezione dei diritti civili, della vostra sicurezza, del benessere altrui. O della nostra libertà che finisce sempre dove comincia quella di chi gestisce la narrazione, la quale si allarga sempre più fino a inghiottire tutte le altre.

La dittatura lastricata di buone intenzioni si sa dove conduce. L’inferno di oggi è quello di un pensionato di Cremona, finito indagato dalla Procura per il reato di “istigazione alla disobbedienza”.

Già stupisce che esista un reato di tal fatta, se si leggono poi le sue affermazioni si resta del tutto basiti: l’anziano, sul web, sosteneva che l’utilizzo delle mascherine fosse dannoso, i tamponi farlocchi, i numeri del Covid truccati. Ma soprattutto, orrore, ha osato definire i vaccini “brodaglia”: strano che non gli abbiano appioppato anche “vilipendio alla religione”.

Insomma, reati compiuti anche da qualche decina di milioni di altri italiani, che ogni giorno hanno la sfacciataggine dire la loro su social e web. E chissà che non sia questa la vera ragione dello sbattere il pensionato in prima pagina: costringere tutti ad esitare, impauriti, prima di schiacciare il tasto invio e pubblicare. Punirne uno per educarne milioni.

E la Costituzione, che da sempre ci garantisce il diritto di esprimerci anche (e soprattutto, direi) contro le opinioni prevalenti e le imposizioni vigenti? È il solito “scudo di carta”, per usare una definizione in stile Trono di Spade. E gli scudi di carta, di fronte alle spade sguainate, fanno sempre una brutta fine.

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