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Notizie23 Agosto 2021

Uno Editori rinuncia al Salone del Libro: Prabhat Eusebio, “Dico no a un sistema repressivo e coercitivo”

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Prabhat Eusebio annuncia il ritiro di Uno Editori dal Salone del Libro di Torino per protestare contro il Green Pass. La decisione riflette un forte dissenso verso un sistema percepito come repressivo e coercitivo.
Punti chiave
  • Uno Editori ritira la partecipazione al Salone del Libro di Torino.
  • Eusebio protesta contro il Green Pass e le restrizioni anti Covid.
  • La scelta è in linea con i valori di libertà e coscienza.
  • Si denuncia un clima di odio e discriminazione sociale.
  • Il Green Pass è visto come una forma di ricatto e schedatura di massa.
L'articolo

“UNO EDITORI ritira la sua partecipazione al Salone del libro di Torino. La vita inizia dove finisce la paura!“.

Inizia così il post con cui l’editore Prabhat Eusebio ha annunciato su Facebook il ritiro della celebre casa editrice torinese dal Salone del Libro per protesta contro il Green Pass e contro le restrizioni in materia anti Covid.

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La notizia della rinuncia della Uno Editori ha fatto velocemente il giro del web, raccogliendo anche l’attenzione dell’Ansa e dei media mainstream che hanno contattato Eusebio per conoscere il motivo della sua decisione:

“Rinuncio all’acconto dato per l’acquisto dello spazio e agli incassi dei 5 giorni di fiera, e a dare lavoro a tutte le persone coinvolte in questi anni per la gestione dello stand”, spiega Eusebio. Fra i motivi, “rispettare uno dei valori più elevati e sacri dell’universo, la libertà, non quella decantata dai politici o dai filosofi, ma la libertà di coscienza, da cui derivano tutte le altre”, e “per dire no, a un sistema repressivo e coercitivo”.

Dopo la rinuncia di Macro Edizioni a partecipare al Sana di Bologna e al Salone del Libro di Torino, anche Uno Editori, con coerenza e coraggio, esprime il suo dissenso nei confronti del Green Pass.

In linea con le sue pubblicazioni, degli incontri e dei webinar nel campo dell’informazione libera e indipendente, la casa editrice torinese si è nell’ultimo anno schierata contro il terrorismo mediatico, il clima liberticida e contro le misure draconiane adottate nella gestione pandemica.

La scelta di oggi è in linea con il percorso intrapreso da anni dalla casa editrice, volto a svelare alle persone le manipolazioni del Sistema e la via per emanciparsi dal giogo del potere.

Oggi la paura (inoculata quotidianamente dai media mainstream, dai loro bollettini dei morti e dalla loro criminologia sanitaria) ha indotto nell’opinione pubblica l’idea che si debba per forza scegliere tra salute e libertà per poter tornare a sentirsi “sicuri”. Si è convinta la popolazione della necessità di cedere libertà, privacy, diritti fondamentali, mostrando una cieca e passiva obbedienza nei confronti dell’autorità.

I poteri dominanti hanno deciso di sfruttare come un pretesto la pandemia per stringere le maglie del controllo sociale e traghettarci, mansueti disorientati e spaventati, verso uno “stato di paura”, abbandonando i paradigmi della democrazia per sostituirli con nuovi provvedimenti e dispositivi governativi basati sulla “biosicurezza”.

Nelle ultime settimane, inoltre, si sta esacerbando il clima di odio e sospetto sociale, dividendo i cittadini in opposte fazioni e alimentando la discriminazione contro coloro che non sono dotati di tessera verde, riproponendo la millenaria dinamica del capro espiatorio.

Questa forma di dispotismo tecno-sanitario si alimenta di paura e si autosostiene grazie alla creazione di una mitologia bellica, con i suoi eroi (medici, infermieri, ecc.), i cattivi (gli untori, i negazionisti, i no mask), le spie (i delatori), i dissidenti (che vanno censurati o addirittura internati e curati), i salvatori della patria (i governi), persino con l’imposizione dell’ordine – solitamente militare – del “coprifuoco”. E con la nascita del “nemico” si è scatenata anche la caccia alla “quinta colonna” di questo, “ai disertori”: i “NO vax” (dove dietro l’etichetta denigratoria si additano coloro che osano dissentire).

L’idea che si è trasmessa, grazie alla propaganda vaccinale, è che per riaprire fosse necessaria l’introduzione del Green Pass: senza si sarebbe rischiato il collasso dell’economia e di rimanere in un immobilismo sociale, spettatori passivi dei lockdown e delle restrizioni a corrente alternata.

Il certificato verde è invece una discriminazione volta a creare cittadini di serie B, una forma di ricatto e ha uno scopo ben preciso:  spingere i cittadini a farsi il vaccino. È l’escamotage con cui il governo, in assenza di obbligo vaccinale, punta a far vaccinare più gente possibile. Anche perché farsi i tamponi ogni 48 ore costa. Mentre il vaccino è gratis.

Ci troviamo inoltre di fronte a una nuova forma di “schedatura” di massa che riecheggia periodi oscuri del nostro recente passato.

Ma non tutti si sono fatti “contagiare” dalla propaganda bellica e oltre a ricercatori indipendenti e filosofi, anche editori come Prabhat Eusebio hanno deciso di esporsi pubblicamente e di rinunciare a una celebre kermesse come quella del Salone del Libro (e agli introiti che ne sarebbero derivati), per protestare contro il clima sempre più avvelenato che stiamo vivendo.

Per molti, come per Eusebio, quello a cui stiamo assistendo è uno scenario distopico, in cui ogni aspetto della nostra vita rischia di essere predisposto, controllato, automatizzato e sorvegliato da un occhio ben più crudele e spietato di quello del Grande Fratello orwelliano. E contro cui si deve lottare.

 

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