Università: Green Pass… anche in Dad

Più realisti del re. In questi giorni di delirio collettivo, da quel fatidico 6 agosto in cui è ufficialmente partito il Green Pass sul territorio nazionale, ne abbiamo viste di tutti i colori: Pro Loco che obbligano al pass per la sagra del carciofo, Enti Parco che lo impongono per visitare boschi e foreste, governatori di Regione che sbarrano uffici postali a chi ne è sprovvisto. Per tacere dei casi, gravissimi, di medici ospedalieri che a loro capriccio negano le cure a malati di tumore non vaccinati.

Ma quando salta il patto sociale tutto diventa lecito per compiacere i potenti, anche calpestare la legge, e persino oltrepassando quella stessa legge che ha stabilito nuovi limiti e proibizioni.

L’ultimo caso di questa simpatica collezione si sta verificando in alcune università. Per il momento (e si spera poi basta) all’Università di Trieste e a quella di Messina. Una circolare dei Rettori, destinata a tutti gli studenti, ribadisce l’obbligatorietà del green pass e ne impone il possesso anche a chi farà gli esami a distanza. Così Trieste:

In tutti i casi, sia che gli esami siano svolti in presenza o da remoto, gli studenti sono tenuti al possesso della Certificazione Verde.

Messina invece fa persino di peggio, proibendo tout court l’attività in Dad a chi non sia in possesso di certificato di “non idoneità alla vaccinazione”. Ovvero quell’ormai mitologica esenzione che, regole ministeriali alla mano, nessuno al mondo sembra avere i requisiti per ottenere (dalle donne in gravidanza agli allergici ai cardiopatici). Così l’Università di Messina:

Si precisa infine che l’attività lavorativa e la fruizione dei servizi didattici da remoto saranno mantenuti esclusivamente a favore di quei lavoratori e di quegli studenti che si trovino in accertata situazione personale di non idoneità alla vaccinazione, regolarmente certificata dalle strutture preposte.

Più realisti del re, appunto, perché come in tutti gli altri casi citati questi provvedimenti sono completamente fuori da quanto richiesto dal Decreto Legge, dalle famose FAQ di Palazzo Chigi e persino dalle circolari ministeriali. La circolare del Ministero dell’Università pervenuta a tutti gli atenei dice infatti tutt’altro, è decisamente molto più soft e non pone alcun limite alla Dad, anzi la ribadisce. Recita infatti così:

resta applicabile anche il comma 2 dell’art. 23 del DPCM 2 marzo 2021, che dispone misure di salvaguardia della continuità didattica a beneficio degli studenti che non riescano a partecipare alle attività didattiche o curriculari in presenza, assicurando loro modalità a distanza

Ma soprattutto il Ministro sottolinea che

gli studenti universitari devono essere in possesso della certificazione verde COVID-19 per la partecipazione alle attività didattiche e curriculari in presenza

Nel documento è precisato molto bene “in presenza”. Qualsiasi Università imponga il green pass per attività o esami in Dad è quindi fuorilegge. Fino a quando allora dovremo assistere a questi arbitrii, a queste capricciose prepotenze di dittatorelli locali da operetta? Esiste ancora, in questo Paese, qualcuno in grado di far rispettare la legge?

Debora Billi

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