Una crisi perpetua, tra biopotere e dispositivi di controllo

Oramai le leggi, che per di più vanno a limitare i diritti naturali positivizzati nei diritti civili dello Stato italiano, si devono leggere nelle cd. “bozze”. Non bastavano gli atti amministrativi (i famigerati D.P.C.M.) che hanno limitato la nostra libertà personale tutelata all’art. 13 della nostra carta costituzionale, in maniera più o meno dissimulata, ma ci troviamo dinnanzi ad un utilizzo improprio di un altro strumento che sta invadendo le zone anche più remote della nostra psiche: il decreto-legge.

Al di la dell’utilizzo improprio che si fa di questo da anni, ad oggi c’è di più: prima di essere pubblicato in gazzetta ufficiale, viene letto e riportato dai profani del diritto su vari giornali, come “bozza”. Dunque, si comincia a parlare con effetti a cascata devastanti di norme che vanno a limitare il diritto al lavoro, di accesso a luoghi pubblici, a mezzi di trasporto e di studio come se si stesse parlando della serie A: al bar, commentando bozze di decreti legge e creando una confusione che andrebbe evitata, se non per la convivenza pacifica, almeno per le difese immunitarie.

Sapete che lo stress creato da questo contagio emotivo va ad incidere sulla nostra salute, vero?

Ora, se questa è una situazione veramente straordinaria per necessità e urgenza (requisiti indefettibili ex art. 77 Cost. per l’utilizzo del decreto legge) posso anche stare al gioco, almeno fino a che la legge sulla protezione civile lo permette (anche se, secondo alcuni, non avrebbe potuto essere utilizzata al virus e che dunque, ha esteso la sua applicabilità oltre l’intenzione del legislatore stesso. Vedo ad esempio il giudice di Pace di Frosinone).

Visti però i tempi e visto che questa è una mera fonte ordinaria, si può pensare che venga modificata senza ritegno con un altro decreto-legge, che salta la procedura legislativa ordinaria e assume la sua legittimazione ex post, con la ratifica di un Parlamento unanime? Erano belli i discorsi sul multicultiralismo e la diversità.

In nome di un dichiarato obiettivo di multiculturalismo e di una contemporanea unione della diversità, la pensano ormai tutti allo stesso mondo e non vi è più il controllo democratico dell’opposizione. Magari saranno nobili gli intenti del “Great Reset” ma la storia insegna che anche per raggiungere le più belle utopie, si sono legittimate le pratiche più feroci e risvegliamo gli impulsi più demoniaci e infami dell’uomo.

Torniamo però ad un discorso prettamente giuridico e proviamo a fare delle profezie con gli strumenti che ci vengono offerti da questa scienza sociale: in base al D.L. 105 il cd. “certificato verde” dovrebbe durare fino al 31 dicembre ed in base al già citato articolo 24,  del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1 l’emergenza non può durare più di 12 mesi, solo una volta prorogabili e già prorogati. Se dunque la delibera del Consiglio dei ministri è stata adottata il 31 gennaio 2020, questo vuole dire che il prossimo San Trifone martire (1 febbraio 2022) lo stato di emergenza non potrà più essere prorogato.

Una volta dunque finito questo stato di emergenza,  su quali legittimazioni normative potrà contare il cd. “green pass”? Non vorrei che infatti accada quello che spesso accade: si dimentica la ragione manifesta e rimane il dispositivo di controllo. Sapete come funziona il biopotere, no? Fa introiettare delle condotte ad un singolo che verrà agito da essere senza più questionarne le ragioni e le utilità, al di là della propria volontà o reale desiderio. Una adesione inconscia che rafforza delle pratiche sociali a discapito di altre. Piano però: non è vero che la colpa è solo delle persone che hanno la memoria corta. È colpa di una inflazione normativa che ha fatto perdere la contezza del senso di questa miriade di norme che stanno dato vita ad un ordinamento occulto, diffuso – spesso in maniera capziosa e superficiale – dai media, che forzano delle interpretazioni per pregiudizi ideologici o, ahimé, per conflitti di interessi.

Scambiare Dio con Cesare crea una obbedienza cieca e idolatrica e un allontanamento da una Verità relegata alla mera corrispondenza dei fatti ad una visione che si millanta empirica e scientifica.

Il diritto è un’altra cosa e come ci insegna il brocardo latino: vigilantibus, non dormientibus, iura succurrunt.

Magari ne parleremo in un altro articolo.

FRANCESCO BARBETTA

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