Altro che “movimento liquido”, come si diceva una volta. Il M5S ormai è un partito allo stato gassoso  ed è gassosamente evaporato se non per le numerose chiappe tuttora posate sulle poltrone conquistate alle elezioni 2018 insieme alla maggioranza relativa.

Lo dimostra la vicenda della bozza di mozione dei senatori M5S per non mandare più armi all’Ucraina. La bozza di mozione ha provocato uno strappo e ha portato a un vertice svoltosi la notte scorsa. Infatti uno dei principali esponenti del M5S, il ministro degli Esteri Di Maio, ha preso una veemente posizione contro la bozza di mozione dei senatori. Per l’occasione, Di Maio ha fatto un’altrettanto veemente professione di fede atlantica.

Come è finito il vertice nato dallo strappo? Il M5S continua a mediare con il resto della maggioranza per una risoluzione unitaria. Nel Draghistan significa continuare a mandare armi all’Ucraina. Il M5S cercherà di arrivare ad una posizione unitaria, oltretutto, “senza creare problemi” alla coalizione di cui esso fa parte.

Ovvero, il M5S non uscirà dal Governo e non si opporrà ad ulteriori invii di armi all’Ucraina  – ce lo chiede la NATO! – affinché le impieghi nella guerra contro la Russia. E proprio qui sta l’evaporazione del M5S ex liquido. Il suo  programma elettorale 2018 diceva l’esatto contrario: collaborazione economica con la Russia e “superamento” della NATO.

Notoriamente, il programma elettorale del M5S non si trova più on line se non recuperandolo attraverso siti che a suo tempo ne hanno fatto un upload. Ecco la sezione del programma dedicata agli Esteri e conservata su Analisi Difesa. E’ una lettura interessante.

Un capitoletto del programma M5S vergato nel 2018 è dedicato a “Russia: un partner economico e strategico contro il terrorismo”. Vi si legge l’impegno a lavorare per il ritiro della sanzioni imposte alla Russia nel 2014, ossia dopo annessione della Crimea da parte della Russia stessa. Questo a sua volta fece seguito al cambio di regime in Ucraina, diventata sfegatatamente filo occidentale e russofobica  con il cosiddetto Euromaidan.

Forse il M5S ha cambiato idea sulla Russia per via della guerra? Non si direbbe proprio. Poco prima che il conflitto scoppiasse, il ministro Di Maio dichiarava anzi che l’Italia non riconosce l’annessione della Crimea: cioè il fatto che ha portato alle sanzioni 2014 contro la Russia. Si tratta delle stesse sanzioni di cui il programma elettorale invocava il ritiro senza che il vocabolo “Crimea” venisse neppure citato.

Nel programma elettorale 2018 del M5S ampio spazio era dedicato alla NATO, considerata da riformare. Il Movimento non è mai stato anti atlantista, dice ora il ministro Di Maio. Chiunque può leggere la copia del programma elettorale 2018 e farsi la sua idea.

GIULIA BURGAZZI

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