Internet è cambiato radicalmente negli ultimi dieci anni circa. Mentre i social media una volta si vantavano di essere “l’essenza stessa della libertà di parola“, negli ultimi anni gli stessi Facebook, Twitter, YouTube e altre piattaforme sono diventate sempre più censurate, reprimendo opinioni dissenzienti e discorsi sopra le righe. Big Tech ha apprezzato questo suo nuovo ruolo da arbitro non ufficiale del pensiero. Ma mentre i like di Facebook  potrebbero aver gravemente compromesso la libertà di parola online, potrebbe adesso essere il governo del Regno Unito a infliggere il colpo finale.

Questa settimana è stato pubblicato il tanto atteso disegno di legge sulla sicurezza online, che mira a rendere il Regno Unito il “posto più sicuro al mondo on line“, in altre parole, il paese con l’Internet più rigorosamente regolamentato e censurato di qualsiasi altra democrazia liberale. Questo mastodontico atto legislativo è stato in gestazione per ben cinque anni e il  disegno di legge è di  portata tanto ampia quanto pericolosa nelle sue implicazioni per quel che riguarda  la libertà di parola.

La parte più significativa è il cosiddetto “dovere di diligenza” che il disegno di legge impone alle aziende di social media. Le piattaforme tecnologiche saranno legalmente obbligate a impedire agli utenti di vedere sia contenuti illegali che “contenuti legali ma pericolosi”.

Quel che sia in realtà un contenuto legale ma pericoloso ancora non si sa.  Se l’Online Harms White Paper (pubblicato nel 2020) funge in qualche modo da guida, è probabile che il nuovo disegno di legge  definisca come contenuti pericolosi  quelli che potrebbero causare danni psicologici, disinformazione, trolling o molestie. Naturalmente, tutti questi “danni” sono e rimangono soggettivi. Il “trolling” può estendersi da battute giocose a molestie persistenti. Le opinioni che le aziende tecnologiche considerano “disinformazione” possono avere più a che fare con le posizioni politiche che non con quel che è vero o quello che è falso.

Una volta che questo elenco  sarà approvato dal Parlamento, il ministro della cultura potrà aggiungere più categorie di danni all’elenco e le aziende dovranno segnalare i nuovi “eventuali danni” a Ofcom, l’autorità di regolamentazione delle comunicazioni del Regno Unito. Quindi dovremmo aspettarci che il mandato censorio del disegno di legge prosegua nel tempo.

Le aziende che non rispettano i nuovi requisiti , o sono ostruttive o forniscono informazioni false a Ofcom, possono essere multate fino al 10% delle loro entrate annuali e i dirigenti della piattaforma possono essere condannati fino a due anni in carcere. Queste severe sanzioni hanno permesso al ministro della cultura del Regno Unito Nadine Dorries di affermare che con questa procedura sta ritenendo “responsabili” le aziende della Silicon Valley. Tuttavia non sono le aziende Big Tech a soffrire quando la libertà di parola viene ridotta. In effetti, più di una volta le stesse hanno già dimostrato la loro indifferenza nei confronti della libertà di parola.

Dopotutto, non sono Facebook, Twitter o Google a produrre i contenuti “dannosi” che il governo vuole eliminare. Siamo noi, gli utenti dei social media, i cittadini deplorevoli e indisciplinati, che diciamo cose che i nostri politici preferirebbero non dicessimo. È la nostra capacità di esprimerci che sarà ridotta da questa legislazione, non la loro.  Ed è per questo che questo disegno di legge è così preoccupante.

Come se Big Tech non fosse abbastanza censore, l’Online Safety Bill aggiunge un ulteriore incentivo alla censura. Le aziende non vorranno certo rischiare multe per proteggere la libera espressione di Gary da Sidcup o Jemimah da Penge. Il disegno di legge significa che le piattaforme, di fronte a contenuti che potrebbero pericolosamente avvicinarsi a ciò che è considerato pericoloso, lo censureranno prima, e poi faranno domande. (Una legge simile in Germania, che incoraggiava Big Tech a censurare in modo più proattivo, ha finito per censurare addirittura uno dei ministri del governo che ha spinto la legge).

Eppure, nonostante ciò, con sorprendente faccia tosta, Dorries ha persino cercato di presentare il suo nuovo regime di censura digitale come una vittoria per la libertà di parola. “Facebook e altri non saranno più in grado di silenziare arbitrariamente gli utenti con un click del mouse, senza dare spiegazioni o senza permettere alcun accesso al ricorso”, ha scritto questa settimana sul Telegraph.

Questo perché il disegno di legge consentirà al governo di definire cosa è pericoloso, piuttosto che a Big Tech. Ma questo non impedisce che questa sia comunque definibile come censura. Inoltre, la responsabilità di attuare la censura è ancora di Big Tech – e il disegno di legge non potrebbe essere più chiaro. Questa è  né più né meno che censura statale, affidata a una società privata.

Dorries sottolinea anche il fatto che il disegno di legge contiene disposizioni che consentono agli utenti di “fare appello” alla decisione presa da una piattaforma di rimuovere il loro contenuto. Ciò presuppone inevitabilmente  che ci sarà un grande divario tra ciò che Big Tech vuole censurare e ciò che il governo vuole censurare. Molti indizi fanno intendere  che il governo del Regno Unito potrebbe essere più generoso nei confronti delle “convinzioni critiche per il genere” rispetto alla Silicon Valley. Ma non nega certo il fatto che il governo censurerà.

E tutti questi problemi discussi finora riguardano solo un aspetto di questo gigantesco disegno di legge. In effetti, quasi nulla sfugge alla mannaia della censura. Con l’evoluzione della legge sulla sicurezza online nel corso degli anni, nuovi elementi si sono insinuati, apparentemente in risposta a problemi o scandali che hanno fatto notizia. Come sottolinea Sky News, è un disegno di legge che cerca di prevenire tutto in una volta, dai crimini con il coltello ai disturbi alimentari, dal trolling anonimo ai truffatori, semplicemente perché si sfrutta la scusa che  queste cose potrebbero essere connesse a Internet.

Ma mentre il disegno di legge stesso potrebbe apparire confuso, le sue conseguenze invece sono fin troppo chiare. Il disegno di legge sulla sicurezza online rappresenta la fine di Internet libero per come lo conosciamo. La libertà di parola online potrebbe di fatto diventare una reliquia del passato.

di Fraser Myers, traduzione Martina Giuntoli

 

 

 

  • 3577 Sostenitori attivi
    di 10000
  • 3222 Sostenitori