Chi crede che la nuova normalità si avvicini alla vecchia, deve di certo avere problemi a valutare le distanze. Se un UFO carico di omini verdi – come piselli in un baccello –, avesse sorvolato, mettiamo Palermo, mettiamo il 2 luglio sera, 38 gradi e insetti notturni in vena di bloody mary, e avesse udito provenire dai cubicoli che i terrestri chiamano “casa”, delle urla di giubilo, mugolii calceschi, cori tribali e trombette a uso allegria, avrebbe pensato che questa Era terraqua è di certo una tra le più felici intercorse negli ultimi secoli, visto che i cosiddetti UFO pare si divertano a far capolino sulla terra, come voyeur cosmici, a intervalli regolari, e specialmente in momenti di crisi, secondo il CTS Affari UFO (eccolo, l’immancabile comitato!). Ovviamente, espressioni come panem et circenses, poco direbbero a marziani abituati a trarre il massimo del divertimento dallo scambiarsi proteine e glucidi tramite una stretta di mano (beh, definirla mano, forse è troppo!) o a far l’amore inondandosi di libidinosi raggi cosmici, in numero variabile di posizioni da far impallidire kamasutra e porno svedesi anni ‘70. Eppure quegli “ohhhh”, quei “GOL!”, quei “porcput!”, stavolta carichi di un quid inedito di isterismo, ascendenti in coro enochiano verso la stratosfera, non derivano dall’eccitante compartecipazione a un gioco agonistico, bensì dal cuore profondo di una falla coscienziale artatamente procurata da un’egemonia che nell’ultimo anno e mezzo ha avvolto il pianeta (o quella parte del globo a cappello NATO, per esser precisi) con un nulla che avanza, sgretolando non solo il futuro, per non parlare del presente, ma anche il passato (leggi cancel culture).

Se gli UFO sapessero che dopo un anno di carcerazione preventiva per-non-aver-commesso-il-fatto, a opera di un potere politico che di tutto ha combinato, tranne proteggere gli elettori, sull’onda lunga di una piccola epidemia con lo 0,006% di mortalità (dati OMS), l’unica cosa che hanno saputo fare i terrestri, non appena fuori dalle gabbie, è stato correre nelle bettole a ubriacarsi e pensare a 7 giorni all inclusive da qualche parte (cosa per altro comprensibile), senza neanche tentare di organizzare offensive controegemoniche, semplicemente riavviare il cervello, o porre mano a strumenti un tempo adottati in situazioni di emergenza democratica, probabilmente gli esseri cosmici ci declasserebbero in serie C, nella scala evolutiva (poco sotto la scimmia, ma molto sotto il maiale, che almeno incastra i pezzi nelle giuste forme). Tant’è.

Eternamente ritornante come una vecchia zia vedova di domenica, il fenomeno UFO (oggi curiosamente ribattezzato in neolingua, UAP, fenomeno “aereo” non identificato), ha una complessa antropogenesi, frammentata nei rivoli di interpretazioni ufologiche per tutti i gusti e per tutte le tasche. Che lo si intenda nei termini di un rigido determinismo ipertecnologico, nell’ordine di una presunta superiorità allogena, al fine di indicare all’opinione pubblica una vaga ma urgente minaccia da paese avverso (un vecchio trucchetto sempre buono), dai foo fighters (sfere di fuoco) in auge durante la seconda guerra mondiale, agli ultraperformanti tic tac dei recenti video militari – e qui siamo nell’ambito dell’ostensione del segno, la sfera semantica della reductio ad hitlerum, in cui convergono climi da guerra fredda e quel mood generale che gli inglesi chiamano suspicious mind, come modus operandi dei governi; o che venga declinato in ambienti magico esoterici, come portale extradimensionale, presuntivamente aperto da un adepto di Aleister Crowley, attraverso cui un demone chiamato LAM (raffigurato come un grigio dell’iconografia UFO classica) sarebbe zompato dentro la nostra dimensione, e trovandovisi così bene (de gustibus), avrebbe deciso di restare; o che il fenomeno lo si faccia piuttosto derivare da estroflessioni psicologiche di un’umanità al collasso, allo stesso modo in cui l’inconscio parla attraverso i sogni e il mito (parenti stretti), come espresso da Jung – un tizio acutissimo con la mania di archetipizzare tutto! –, o nelle suggestive teorie acide di Terence McKenna, genio etnobotanico in perenne trip da stropharia cubensis (funghetto allucinogeno), che parlava pure di un “oggetto trascendentale alla fine del tempo”, avente a che fare con un oscuro paradigma da lui elaborato (Time Wave Zero), secondo cui l’umanità sarebbe guidata da un percorso frattalico avente culmine nel 2012 – per McKenna, l’UFO rappresenterebbe l’irruzione nella nostra dimensione di un meccanismo macchinico preternaturale, che nella levigatezza delle forme e nella lucentezza delle apparenze, coagulerebbe uno psichismo di massa.

Ma McKenna, da etnobotanico sperimentale, si calava l’impossibile, si sa, e dunque per definizione complottista era, e complottista rimane. O ancora, l’UFO, calato nella foggia di moderna infestazione per le masse, “l’ufologia è la maschera moderna della demonologia” (Gianluca Marletta); o in chiave archeoastronomica?, da Von Daniken a Kolosimo fino all’epilogo Biglino, con l’interpretazione letterale della Bibbia – dio e tutti gli angeli, rubricati a poco più che mercenari stellari di bassissima moralità –, e allora saremmo a una Storia da riscrivere, interamente eterodiretta ad opera di un’elite aliena, praticamente dei colonialisti stellari ante litteram.

Insomma, numerose possibilità per infinite variazioni sul tema. Ora la cosa interessante è che da almeno un anno il Pentagono ha dato avvio alla somministrazione, goccia a goccia, di video realizzati da autorevolissimi piloti dell’aeronautica, un dossier sottoposto per anni a cover up, e adesso dato in pasto all’opinione pubblica, sul viatico di un’attesissima disclosure, che puntualmente ha deluso le attese, raffreddando i bollori degli ufologi di mestiere in speme di revanscismo, dando invece fremiti orgasmici ad autoreferenziali organismi scientisti (CICAP) affetti da una hybris di segno – a ruoli invertiti – “negazionista”. A ogni buon conto, la metodica, ormai collaudata, sembra quella della finestra di Overton: aprire squarci di possibilismo, dove regnava fino a poco tempo prima un tabù. Ciò che ieri era materia di derisione, oggi viene sdoganato da media e TV, con testimonial d’eccezione, dal generale israeliano in pensione Haim Eshed a Barack Obama, tutti sull’attenti a disseppellire il fenomeno e modularlo su frequenze di nuova accettabilità, come a dire, vediamo fino a che punto possiamo spingerci, quanto oltre possiamo spostare il livello, prima che la tensione diventi insopportabile e il corpo sociale collassi. In poche parole, l’ennesima distrazione di massa o illusione collettiva, cucinata a fuoco lento nella fucina dei costruttori di recinti percettivi, oltre i quali non vi è alcuna realtà credibile.

Che siano omini grigi con gli occhi a mandorla (simbolizzanti cinesi, russi, guerra fredda ecc…), o trafalmadoriani come in Mattatoio N. 5, o esseri di luce, o semplici flussi transdimensionali, l’alieno fa capolino in momenti di estrema crisi geopolitica: tutti ricordano le affermazioni del cowboy Regan sull’opportunità di stringersi tutti insieme appassionatamente per far fronte a una minaccia comune, una minaccia che potrebbe venire dagli outer worlds!

Oggi tutto questo ritorna con puntualità troppo sospetta, in pieno caos pandemico, o sindemico, o quel che è. Infatti il sospetto forte è che l’affare UFO sia l’ennesimo mantra telegenico volto a destabilizzare e creare mood (stati d’animo) collettivi sempre più condotti verso una sorta di trance allucinatoria, tesa a liquidare sedimentate resistenze psicologiche, dove vero e verosimile si scambiano d’abito lasciando spazi di controllo sempre più ampi ad uso di un potere totalizzante che prima decostruisce, per poi ricostruire, un paradigma umano via via sempre più adatto e funzionale ai suoi desiderata.

Che lo strumento sia la droga (come l’LSD negli anni ‘60), che sia la religione, l’AIDS, o la minaccia terroristica, il terrore per un debito insolvibile o la nuova teurgia scientista, al mutar del complemento oggetto, non muta invece il predicato. Nella logica perversa del nuovo trompe l’oeil mondialista, quella congerie di strategie dove tutto diventa avanspettacolo e incantesimo, l’affare UFO (o UAP!), trova un posto speciale, prodotto televisivo perfetto per masse spiantate e rese liquide, dove il denaro è l’unico moltiplicatore simbolico e le profezie millenariste la narrativa più “credibile”.

Insomma, si continua a preparare l’Apocalisse, più che prevederla.

GIOELE VALENTI

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