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Notizie17 Novembre 2022

Ue, Ursula von der Leyen e Charles Michel usano le istituzioni per farsi dispetti come se fossero alla scuola materna

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la rivalità tra Ursula von der Leyen e Charles Michel, evidenziando la loro comunicazione assente. Si discute anche delle conseguenze di questa situazione sul funzionamento delle istituzioni Ue.
Punti chiave
  • Ursula von der Leyen e Charles Michel non si parlano più.
  • La rivalità ha radici nel 'sofagate' del 2021.
  • La comunicazione tra i loro uffici è praticamente inesistente.
  • Situazioni di dispetti influenzano le relazioni internazionali.
  • Il funzionamento delle istituzioni Ue è compromesso da questo conflitto.
L'articolo

I due principali leader dell’Unione europea si comportano come bambini dell’asilo. Ursula von der Leyen e Charles Michel, presidenti rispettivamente di Commissione europea e Consiglio europeo, non si parlano e si fanno i dispetti. La situazione sta ormai incidendo sul funzionamento delle istituzioni Ue.

La testata Politico ha scoperchiato la pentola: al suo interno, la tempestosa relazione e le metaforiche coltellate fra i due. Ci si aspetterebbe che i palazzi di Bruxelles, dai quali discendono i “Ce lo chiede l’Europa!”, le sanzioni alla Russia e le bollette da infarto, siano un concentrato di saggezza, o come minimo di compostezza istituzionale. E invece…

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In traduzione:

Non sono  esattamente Sid & Nancy (i protagonisti dell’omonimo film, due anti-eroi legati da un amore rock, ndr), ma non sono neanche migliori amici. Le relazioni fra i due esponenti di punta dell’Ue, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Charles Michel, sono ora al punto più basso di sempre.

I due non si rivolgono la parola. Nella bizzarra architettura istituzionale dell’Unione europea, il Consiglio presieduto da Michel è il luogo in cui si decidono le priorità e gli indirizzi politici. La Commissione guidata da von der Leyen è invece la depositaria dell’iniziativa legislativa nonché il potente braccio esecutivo dell’Ue. Sono compiti che dovrebbero procedere di pari passo. Invece anche la comunicazione fra gli uffici di von der Leyen e di Michel è praticamente inesistente.

Gli staff dei due leader sono costretti a inseguire le informazioni sull’attività della – diciamo – controparte nello stesso modo in cui lo fanno i giornalisti.

Una situazione del genere non sarebbe minimamente tollerata all’interno di un’azienda. Questo, Politico non lo scrive. Scrive però  di rivalità istituzionale e di interlocutori esterni che non sanno con chi devono parlare.

Stando alla ricostruzione, la madre di tutti i successivi dispetti è stato il cosiddetto sofagate: un famoso episodio avvenuto nella primavera 2021, in occasione della visita dei due ad Ankara. C’era una sola poltrona a fianco del presidente turco Erdogan. Michel ci si è accomodato subito sopra, senza preoccuparsi di dove si sarebbe seduta von der Leyen. A quest’ultima non è rimasto che il divano: un posto di serie B.

Fino ad allora, la comunicazione fra i due in qualche modo esisteva. Col sofagate è cessata e sono cominciati gli sgarbi: anche pubblici. Nello scorso mese di aprile, in occasione di un incontro ufficiale, il ministro degli Esteri dell’Uganda non ha stretto la mano di von der Leyen, ma solo quella di Michel: lo stesso Michel non l’ha minimamente avvertito della gaffe.

Così a sua volta von der Leyen non ha permesso a Michel di partecipare a un incontro con il primo ministro indiano. Di conseguenza, Michel non ha invitato von der Leyen all’incontro  con il leader cinese Xi Jinping, svoltosi a margine del G20.

Dispetti da asilo infantile davvero, anche se Politico non usa questa espressione. A personaggi che hanno comportamenti di questo genere sono appesi i destini dell’Europa e dell’Italia.

GIULIA BURGAZZI

 

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